ono artisti di strada, visionari, persone che hanno scelto di abbandonare la società o che ne sono stati abbandonati, qualcuno li definirebbe “matti”, qualcun’altro riesce a cogliere la bellezza e la poesia della loro arte e dei loro messaggi. Da Genova a Castellammare del Golfo, da Volterra a Milano, da Berlino a una lontana isola delle Comore, la mostra ci invita alla scoperta del paesaggio mentale d’insoliti pensatori e dei graffiti che s’iscrivono nel nostro paesaggio urbano.
“Noi, quella parola che sempre cammina”: Gustavo Giacosa, attore, danzatore, curatore d’arte contemporanea ispirato da questi versi del sub-comandante Marcos, ha condotto una particolare ricerca sulle scritte tracciate sui muri di diverse città del mondo. Anonimi manifesti poetici di cui ha indagato la storia restituendo voce e volto ai loro autori.
ARTISTI IN MOSTRA
BABYLONE
Il suo cognome è Charbon ma a Mamouzdou, capitale de l’isola di Mayotte, lo chiamano Babylone. Poeta errante, psicotico e mendicante, si serve del carbone per ricoprire i muri con una misteriosa calligrafia che ricorda le tavole scolastiche coraniche.
GIOVANNI BOSCO (1848 – 2009)
Viveva in un locale sulla strada, in condizioni di grande indigenza. Dal cartone di recupero alle pareti della stanza, la sua pittura investe le vie di Castellammare del Golfo (TP) con cuori stilizzati, frammenti anatomici, “viparicchi”, scritture topografiche e ritornelli di Mario Merola.
HELGA GOETZE (1922 – 2008)
Si definiva “una casalinga che vuole capire gli intrecci della vita” e sulla porta di casa si leggeva: “Geni(t)ale Università, Insegnamento e ricerca”. Tutti i giorni davanti alla Chiesa del Ricordo di Berlino manifestava il suo messaggio: “Scopare rende pacifici, Scopare è Pace”. Attraverso ricami di scritte e figure, ha tessuto la sua personale mitologia del desiderio.
ORESTE FERNANDO NANNETTI (1927 – 1994)
Nannetti Oreste Fernando, alias N.O.F.4, di professione dichiarata “ingegnere astronautico minerario, scassinatore nucleare, colonnello astrale”. Ha passato vent’anni nell’ospedale psichiatrico di Volterra dove sui muri di uno dei cortile interni scriveva e disegnava un diario di pietra lungo 180 metri servendosi della sua fibbia di metallo.
MELINA RICCIO (1951)
Dopo una vita di casa, famiglia e lavoro, una profonda crisi esistenziale la porta ad abbandonare tutto e a ricercare la verità. Viaggia in diverse città d’Italia e affida ai dipinti e alle scritte murali, a collage e assemblaggi di materiali diversi, messaggi di pace e di richiamo ai valori morali.
CARLO TORRIGHELLI (1909 – 1983)
Dopo la militanza nella resistenza e tra le file del PCI, Carlo Torrighelli si era persuaso che il clero emanasse onde assassine per uccidere uomini e animali. L’urgenza della denuncia lo ha portato a investire per anni le mura e i marciapiedi del centro storico di Milano, dove incollava piccoli biglietti manoscritti ricopiati con la carta carbone o scriveva con pennello e vernice.
Inaugurazione: venerdì 03 settembre, ore 18.00
Eventi collaterali a ingresso libero:
sabato 04 settembre, Museoteatro della Commenda di Prè, ore 10.00 – 14.00
Incontro: “La parola che cammina: riflessioni sull’erranza del linguaggio”.
Parteciperanno: Régis Airault (psichiatra), Bianca Tosati (storica dell’arte), Karin Pott (gallerista), Giulio Calegari (archeologo), Marco Ercolani (psichiatra e scrittore), Sylvie Durbec (scrittrice), Teresa Maranzano (storica dell’arte), Franco Ruffini (storico del teatro).
Sabato 11 settembre ore 20.00: Laura Catrani (soprano) in: “Vox in femina. La donna e la poetica della follia”.
Sabato 18 settembre ore 17.00: presentazione del documentario di Gabriele Mina: “Luci sospese. L’opera irriducibile di Mario Andreoli”.











