La procura di Genova ha aperto un fascicolo su una vicenda che mescola rapporti personali, trasferimenti bancari e atti notarili. Al centro dell’inchiesta c’è una donna di 70 anni, ex infermiera dell’ospedale San Martino, che secondo un esposto redatto dal suo avvocato avrebbe elargito somme ingenti a favore di una collega e dei suoi familiari. Le somme documentate ammontano a circa 304 mila euro in donazioni, cui si aggiungono circa 140 mila euro la cui destinazione è ancora da chiarire, oltre alla vendita di un immobile nel quartiere signorile di Quarto a condizioni ritenute potenzialmente svantaggiose per la venditrice.
La vicenda solleva questioni sia economiche sia di tutela della capacità di agire: nell’esposto si chiede alla procura di accertare se la destinataria delle erogazioni abbia approfittato dello stato di fragilità della vittima. Richieste di chiarimento riguardano anche il ruolo dell’agente immobiliare e del notaio coinvolti nella compravendita, oltre a possibili testamenti non depositati. L’udienza davanti alla gup Alice Serra è fissata per il prossimo 15 giugno, quando si deciderà anche sull’accertamento della capacità di intendere e di volere della donna nel periodo delle donazioni.
I fatti denunciati
Secondo l’esposto, il rapporto di amicizia tra la vittima e la collega si è consolidato negli anni successivi al pensionamento della donna, avvenuto nel 2019. In un arco temporale che va dal 2019 al 2026, sono stati raccolti movimenti bancari che mostrerebbero versamenti costanti a favore dell’amica, del marito di quest’ultima e di altri familiari per circa 304 mila euro. Altre voci sospette includono premi assicurativi addebitati per complessivi 100 mila euro, bonifici per circa 43 mila euro e assegni il cui carnet risulterebbe smarrito. Nelle tredici pagine di esposto si ricostruisce un quadro di continue richieste economiche e trasferimenti per importi anche rilevanti.
Fragilità e dinamiche relazionali
La denuncia sottolinea che la donna, dopo il pensionamento, la perdita di familiari e il periodo di isolamento imposte dalla pandemia, sarebbe diventata emotivamente vulnerabile. Una perizia di parte, affidata al dottor Davide Prestia, dirigente medico della clinica psichiatrica del San Martino, ha evidenziato un disturbo dipendente di personalità, che avrebbe reso la vittima incline a cercare costante supporto emotivo e a non opporsi alle richieste altrui. In sostanza, la donna avrebbe «non saputo dire di no», affidandosi alle decisioni della presunta amica anche su questioni patrimoniali.
Movimenti finanziari e vendite sospette
Oltre alle donazioni documentate, nell’esposto emergono operazioni bancarie particolarmente anomale: prelievi notturni in luoghi non consueti per la vittima, un giroconto interno di 51 mila euro tra i due conti correnti della donna e un trasferimento successivo di circa 30 mila euro a favore dell’amica. Si segnala inoltre l’acquisto di un’auto che la vittima avrebbe effettuato su richiesta della collega come forma di «sdebitarsi». La somma complessiva definita dagli avvocati come meritevole di ulteriori approfondimenti raggiunge i circa 440 mila euro se si sommano le voci note e quelle ancora da chiarire.
La vendita dell’appartamento a Quarto
Nel 2019 l’amica talvolta pernottava nella casa della vittima a Quarto; in seguito la donna si sarebbe trasferita nell’abitazione dell’amica insieme al marito e ai figli di quest’ultima. I coniugi, secondo l’esposto, avrebbero suggerito alla vittima di vendere l’immobile, operazione poi conclusa per 220 mila euro. Tale cifra è considerata potenzialmente inferiore al valore di mercato e pertanto oggetto di verifica. Alla vendita fanno seguito movimenti bancari che destano sospetti: il conto che ha ricevuto il giroconto di 51 mila euro sarebbe quello per il quale l’amica e i suoi familiari detengono il bancomat, il che complica ulteriormente la ricostruzione delle responsabilità.
Aspetti legali e successive richieste di verifica
Gli avvocati della vittima invitano gli inquirenti ad approfondire non solo i trasferimenti finanziari ma anche il comportamento dei professionisti coinvolti nell’atto di vendita: l’agente immobiliare per eventuali pressioni tese a chiudere rapidamente la compravendita e il notaio per la mancata rilevazione, secondo l’esposto, di segnali di incapacità della venditrice. Inoltre, vi è il sospetto dell’esistenza di un testamento olografo non depositato e di un altro testamento pubblico che la vittima sarebbe stata convinta a sottoscrivere davanti a un notaio il cui nome non è stato ricordato dalla donna.
La vicenda prosegue sotto il profilo giudiziario e clinico: la verifica della capacità di intendere e di volere al momento delle elargizioni e la ricostruzione delle effettive destinazioni dei fondi saranno determinanti per stabilire se si è trattato di atti volontari o di una circonvenzione di incapace. Al di là degli aspetti economici, la denuncia mette in luce la perdita di fiducia della vittima nei confronti di una persona che considerava l’«unica amica», con conseguenze pesanti sia patrimoniali sia emotive.