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Il destino di Filippo Massa tra Camogli, l’Andrea Doria e la verità rimasta in sospeso

La vicenda di Filippo Massa, nato a Camogli, attraversa il naufragio dell’Andrea Doria, una ferita alla testa, una frase scritta su carta intestata e una morte certificata in ospedale a New York: un racconto che raccoglie solo i fatti verificati.

Il destino di Filippo Massa tra Camogli, l’Andrea Doria e la verità rimasta in sospeso

Filippo Massa nacque a Camogli il 25 giugno 1932figlio di Giuseppina Bozzo e Prospero Massa. Proveniente da una famiglia di marinai, abbandonò gli studi giovanissimo e intraprese la carriera di marittimo, salendo progressivamente di grado partendo dai ruoli più umili a bordo delle navi passeggeri dell’epoca.

Le tappe documentate della sua vita adulta si intrecciano con il celebre incidente dell’Andrea Doria. Tra gli scritti che lo riguardano compaiono frasi che riflettono il suo stato d’animo dopo il naufragio: “Sono contento di avere fatto il mio dovere di fronte a tante vite umane.” e “Come tutti i miei compagni, abbiamo fatto cose quasi impossibili…“. In quella stessa corrispondenza si legge anche: “Abbiamo messo in salvo tutti passeggeri, anche quelli feriti.

La presenza sull’Andrea Doria e la ferita alla testa

Il viaggio di Massa sull’Andrea Doria risulta iniziato il 2 febbraio 1956. In seguito alla collisione che coinvolse il transatlantico, è accertato che Massa cadde battendo la testa. L’episodio viene poi descritto dallo stesso Massa come marginale e superato, e compare nelle sue lettere come parte di un bilancio personale dell’accaduto, in cui sottolinea lo sforzo collettivo dell’equipaggio nel mettere in salvo i passeggeri.

Le dichiarazioni personali

La corrispondenza inviata da Massa a una zia, redatta su carta intestata dell’Andrea Doriacontiene le citazioni che attestano il suo senso del dovere e la percezione dell’evento come una prova superata insieme ai colleghi. Queste parole sono tra i pochi elementi di testimonianza diretta che rimangono della sua esperienza a bordo nel periodo immediatamente successivo al sinistro.

Ritorni, imbarco successivo e la morte certificata a New York

Dopo il ritorno in Italia, esistono immagini che lo ritraggono all’aeroporto il 1 agosto 1956mentre viene salutato da autorità cittadine. Documenti amministrativi e di viaggio ne registrano poi un nuovo imbarco: si imbarcò sul Giulio Cesare l’8 dicembre 1956. Separatamente, è accertato che fu ricoverato al Columbia a New York e che morì per un ematoma al cervello in data 17 agosto 1956. In base agli atti disponibili, la sua morte è stata considerata, anche se non in modo ufficiale, come la 47esima vittima collegata al naufragio dell’Andrea Doria.

I familiari di Massa, in particolare i genitori e il fratello maggiore Antonionon hanno avviato pratiche formali per riconoscere la morte come causa di lavoro né hanno richiesto risarcimenti che avrebbero ufficializzato il nesso con il sinistro marittimo.

Ricostruzione storica e lavoro giornalistico

La vicenda di Filippo Massa è stata ripresa e ricostruita negli anni successivi da Fabio Pozzogiornalista e scrittore che si è occupato in maniera approfondita dell’incidente dell’Andrea Doria, raccogliendo testimonianze e documenti inediti. Pozzo ha pubblicato l’opera intitolata Assolvete l’Andrea Doria in diverse edizioni: le prime edizioni sono del 2006 e del 2008mentre una nuova edizione è stata pubblicata nel . Questo lavoro ha contribuito a mantenere viva l’attenzione sulle vicende personali legate al naufragio e sulle questioni ancora aperte riguardo alle responsabilità e alle vittime.

La storia di Massa rimane segnata da elementi documentati ma anche da incongruenze nella successione degli eventi che emergono dagli atti registrati; resta quindi un episodio emblematico delle difficoltà nel ricostruire con certezza tutti i passaggi che collegano le ferite subite a bordo, il percorso migratorio e il decesso certificato all’estero.

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