Dopo 37 anni di permanenza sul fondale marino, la Torretta di Savona opera dell’artista Umberto Ghersi è finalmente riemersa. Questo evento segna l’inizio di un delicato processo di restauro che vedrà coinvolti carabinieri subacqueivolontari della Lega Navale Italiana e studenti del Liceo Artistico Martini di Savona.
La scultura, posizionata il 15 agosto 1989 a circa 13 metri di profondità davanti al Prolungamento e ai Giardini Principessa Mafalda riproduce in miniatura la storica Torretta cittadina con l’effigie della Madonna di Nostra Signora della Misericordia.
Un’operazione senza precedenti
Il recupero della Torretta è stato un’operazione complessa che ha visto la collaborazione di carabinieri subacqueiLega Navale Italiana e Mondovì Sub. L’intervento è stato seguito anche da un’unità navale dei carabinieri e dai rappresentanti del Comando Provinciale di Savona.
La scultura, esposta per decenni agli agenti marini, necessita di un processo di desalinizzazione per eliminare gli effetti dell’esposizione prolungata all’ambiente marino. Successivamente, saranno effettuate verifiche tecniche e biologiche sul suo stato di conservazione.
Il coinvolgimento delle nuove generazioni
Una volta completata la fase preliminare, il restauro sarà affidato agli studenti del Liceo Artistico Martini di Savona con il supporto del Museo della Ceramica. Questo progetto rappresenta un’importante opportunità di formazione e valorizzazione culturale coinvolgendo direttamente le nuove generazioni nel recupero di un’opera identitaria per la città.
L’iniziativa unirà tutela del patrimonioformazione e valorizzazione culturale offrendo agli studenti un’esperienza unica e formativa.
Il futuro della Torretta
Terminati gli interventi conservativi, la Torretta sarà esposta per un periodo all’interno del Palazzo Comunale di Savona. Successivamente, l’opera tornerà nella sua collocazione originaria, sul fondale del mare savonese dove continuerà a rappresentare uno dei simboli più particolari del patrimonio cittadino.
Per la Torretta non si tratta quindi di un trasferimento definitivo, ma di una parentesi necessaria per preservare e valorizzare un’opera che da 37 anni fa parte della storia e dell’identità di Savona.



