Il capolavoro La Circoncisione di Pieter Paul Rubens, datato 1605 e dalle dimensioni imponenti (circa 492×277 cm, quasi cinque metri per tre), è stato spostato dalla sua nicchia sull’altare della chiesa del Gesù a Genova per dare il via a un progetto di conservazione di alta precisione. L’operazione, eseguita il 25 maggio 2026, ha l’obiettivo di riportare i colori e i dettagli delle pennellate al loro apparente splendore originale, intervenendo con strumenti scientifici che guideranno il successivo restauro.
La rimozione e il monitoraggio iniziale
Lo spostamento della tela è stato realizzato in pochi minuti ma dopo settimane di pianificazione: l’intervento è stato eseguito da una ditta specializzata, guidata da Gianbattista Oneto della società Sciutto, con movimenti millimetrici necessari per non sollecitare la struttura. Sul retro della tela e nella nicchia sono stati applicati data logger per il monitoraggio ambientale: questi sensori registreranno temperatura e umidità relativa in modo continuo, fornendo la base di dati per valutare le condizioni in cui l’opera vive quotidianamente.
Strumentazione e prime misurazioni
I data logger saranno integrati da un programma di acquisizione mensile di immagini con fotogrammetria 3D, che permetterà di mappare la superficie pittorica e rilevare variazioni microscopiche nel tempo. Questo accoppiamento di dati ambientali e immagini tridimensionali è pensato per costruire un quadro diagnostico solido e orientare le scelte conservativo‑operative, minimizzando il rischio di degradi legati al microclima della nicchia.
Protocollo scientifico e collaborazioni
Il recupero è stato promosso dalla Regione Liguria, che ha stanziato 40 mila euro per la fase iniziale. I rilievi scientifici saranno condotti dai laboratori del Centro conservazione e restauro La Venaria Reale di Torino, in collaborazione con l’Ufficio beni culturali dell’arcidiocesi di Genova e la Soprintendenza della Liguria. La fase di indagine preliminare è prevista per circa 12 mesi, durante i quali i dati raccolti permetteranno di definire il progetto di restauro e di individuare criticità strutturali o ambientali.
Tempistiche e successivi spostamenti
Dopo il periodo di monitoraggio l’opera verrà trasferita al Museo Diocesano di Genova per le operazioni di pulitura e consolidamento più invasive. Il protocollo prevede una prima sequenza di osservazione ravvicinata nei mesi iniziali (con alcuni passaggi di controllo ogni sei mesi), seguita dall’intervento conservativo vero e proprio, pensato per essere duraturo e rispettoso delle stratificazioni storiche della tela.
Obiettivi conservativi e valore culturale
Il fine tecnico è restituire la lucentezza e i dettagli delle singole pennellate lasciate dal pittore, ricostruendo il più fedelmente possibile il risultato cromatico originario. A livello gestionale il progetto vuole essere un esempio di come la tecnologia possa integrare le pratiche tradizionali dei restauratori, offrendo strumenti per prevenire futuri danni e per programmare interventi meno invasivi e più efficaci nel tempo.
Dal punto di vista culturale, la curatrice del progetto, Anna Orlando, ha sottolineato l’intenzione di lasciare “un segno importante sul territorio”, andando oltre il semplice evento espositivo. La vicepresidente della Regione Liguria con delega alla Cultura, Simona Ferro, ha ricordato come l’operazione dimostri che con investimenti mirati e competenze scientifiche si possa valorizzare il patrimonio e promuovere la Liguria come terra di cultura.
Verso il ritorno dell’opera
Al termine del percorso diagnostico e conservativo, il dipinto potrà tornare a dialogare con fedeli e visitatori, restituendo parte della magnificenza con cui Rubens lo concepì. Il progetto funge anche da banco di prova per metodologie che possono essere replicate su altri grandi supporti pittorici presenti in chiese e musei, combinando monitoraggio ambientale, fotogrammetria e interventi manuali di restauro per tutela a lungo termine del patrimonio.