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Piscine sicure: perché la nuova legge è bloccata in Parlamento

La sicurezza degli impianti natatori è al centro di un acceso dibattito. Scopriamo perché il disegno di legge sulla sicurezza delle piscine è bloccato in Parlamento.

Piscine sicure: perché la nuova legge è bloccata in Parlamento

La tragica morte di una bambina di 11 anni a Sestri Levante, rimasta intrappolata con i capelli in una bocchetta di una piscina, ha riportato l’attenzione sulla sicurezza degli impianti natatori. Questo incidente ha riaperto il dibattito su un disegno di legge che, presentato dal governo l’11 agosto 2026, è fermo in commissione Affari sociali della Camera dal 17 febbraio 2026.

Il disegno di legge quadro “per la salute e la sicurezza nelle piscine” mira a stabilire regole uniformi in tutta Italia, superando la frammentazione attuale dove requisiti e controlli variano da Regione a Regione. Ma perché questo provvedimento è ancora bloccato?

I numeri degli incidenti nelle piscine

Secondo la relazione che accompagna il disegno di legge, ogni anno si registrano tra i 30 e i 40 annegamenti nelle piscine, con oltre la metà delle vittime che sono bambini. Tuttavia, questi numeri sono contestati dagli operatori del settore. Il presidente di Assopiscine ha citato 37 decessi complessivi tra il 2026 e il 2026.

Un’analisi pubblicata dal portale Mondo Balneare evidenzia che molti incidenti non dipendono dalle caratteristiche tecniche della vasca, ma dall’assenza o dall’inefficacia della sorveglianza. Le categorie più esposte sono i bambini che non sanno nuotare e le persone anziane, per i quali può essere difficile accorgersi in tempo di una difficoltà.

Cosa prevede la nuova legge sulle piscine

Il disegno di legge contiene 36 articoli e suddivide le piscine in diverse categorie. Le piscine aperte al pubblico rientrano nella categoria A1, mentre quelle a uso collettivo, come quelle presenti in alberghi e agriturismi, nella categoria A2. Le piscine domestiche sono suddivise nelle categorie B1 e B2, rispettivamente condominiali e appartenenti a singole abitazioni.

Il testo disciplina la qualità dell’acqua, la progettazione degli impianti, le analisi di laboratorio, la pulizia, la manutenzione, i dispositivi di primo soccorso, i registri delle attività e il piano di autocontrollo. Per molte strutture sono previsti un responsabile della piscina, un responsabile degli impianti tecnologici e un responsabile della sicurezza dei bagnanti.

Il servizio di salvataggio

Una delle questioni più discusse riguarda il servizio di salvataggio. Nelle piscine pubbliche di categoria A1 la presenza di un assistente bagnanti deve essere continua. Nelle strutture collettive A2, invece, il testo consente sistemi alternativi quando la valutazione del rischio lo giustifica, come una persona formata presente nelle vicinanze della vasca o dispositivi certificati di rilevamento anti-annegamento.

Questa formulazione genera incertezza tra alberghi e agriturismi, che temono che la scelta di non impiegare un bagnino possa essere contestata anche quando sostenuta da una valutazione del rischio. Le associazioni chiedono quindi che le alternative siano indicate con maggiore chiarezza e che gli obblighi siano proporzionati a dimensioni, profondità e caratteristiche della piscina.

Le regole per le piscine già esistenti

Il provvedimento non impone a tutte le piscine già operative di adeguarsi immediatamente ai nuovi requisiti tecnici e costruttivi. Gran parte delle norme strutturali si applicherebbero agli impianti nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti.

Le piscine collettive esistenti dovrebbero comunque rispettare le disposizioni sull’assistenza e sulla sorveglianza dei bagnanti. Per quelle domestiche già costruite, invece, scatterebbero alcuni obblighi specifici: presenza di una cassetta di primo soccorso, di un salvagente e, entro tre anni dall’entrata in vigore della legge, installazione di almeno un dispositivo di protezione, come una barriera perimetrale o una copertura di sicurezza.

Le sanzioni non sono trascurabili. La mancata predisposizione dell’assistenza o della sorveglianza può costare da mille a 6mila euro. Le stesse cifre sono previste per l’assenza del piano di autocontrollo o, nelle piscine domestiche, per la mancata installazione del dispositivo di protezione. Inoltre, l’omessa comunicazione dell’apertura dell’impianto può comportare una multa fino a 3mila euro.

Le preoccupazioni degli operatori

Non esiste una stima ufficiale complessiva del costo della riforma per le imprese. Tuttavia, le contestazioni delle associazioni di categoria vertono proprio sulle spese connesse alle nuove disposizioni, in particolare riguardano il personale destinato alla sorveglianza, la formazione degli addetti, le analisi dell’acqua affidate a laboratori accreditati, l’acquisto dei dispositivi anti-annegamento, la presenza del defibrillatore, l’eventuale adeguamento dei locali, la compilazione dei registri e la moltiplicazione delle figure responsabili.

Agriturist ha avvertito la commissione della Camera che gli obblighi potrebbero risultare difficilmente sostenibili soprattutto per le aziende agricole medio-piccole, nelle quali la piscina è un servizio accessorio.

La chiusura della piscina comunale del PalaSassi di Matera ha aggiunto ulteriore urgenza al dibattito. Il consigliere comunale Augusto Toto ha presentato un’interrogazione al sindaco Antonio Nicoletti per conoscere il cronoprogramma dei lavori e i tempi certi per la riapertura dell’impianto. La piscina, chiusa per criticità igienico-sanitarie e carenze gestionali, rappresenta un servizio pubblico essenziale per la comunità materana.

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