Le salme di chi ha perso la vita nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu arriveranno a Genova nei giorni prossimi, accompagnando un passaggio doloroso che unisce il lutto familiare e gli accertamenti giudiziari. È previsto un momento di preghiera nella parrocchia di San Francesco a Pegli e, con ogni probabilità, il funerale sarà celebrato nella stessa chiesa in forma privata. In parallelo alle esequie, proseguono gli approfondimenti tecnici e le indagini che cercano di ricostruire cosa sia successo durante l’immersione.
Le prime operazioni autoptiche sono state eseguite in Italia e gli esami istologici richiederanno ancora tempo prima di produrre un responso definitivo. L’ipotesi iniziale formulata dal medico legale indica come possibili cause annegamento o anossia (ossia mancanza di ossigeno), ma gli inquirenti mantengono la massima cautela in attesa degli esami di laboratorio. Al contempo, l’acquisizione di dispositivi elettronici e il coordinamento con le autorità maldiviane hanno aperto un capitolo investigativo importante e complesso.
Il rientro e le cerimonie
Secondo quanto disposto, le salme raggiungeranno Genova per consentire ai familiari di organizzare i riti funebri. È previsto un rosario nella chiesa di San Francesco a Pegli, seguito dal funerale che, salvo variazioni, dovrebbe svolgersi sabato mattina presso la stessa parrocchia in forma privata. Le famiglie stanno attendendo i nulla osta necessari, mentre la comunità accademica e i colleghi esprimono cordoglio per la perdita di esponenti del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, tra cui la docente Monica Montefalcone e la figlia Giorgia Sommacal.
Le acquisizioni della polizia e il ruolo dei dispositivi
La squadra mobile di Genova ha sequestrato nei giorni scorsi telefoni, computer, chiavette usb e altri supporti di memoria appartenuti alle vittime: elementi che potrebbero contenere messaggi, immagini o dati relativi alle ore precedenti all’immersione. I dispositivi sono stati consegnati agli investigatori da chi era rientrato in Italia dopo l’incidente, e un fascicolo tecnico è stato aperto per convalidare il sequestro in vista della trasmissione degli elementi alla procura di Roma, che procede per ipotesi di omicidio colposo contro ignoti.
Cosa cercano gli investigatori
All’interno dei supporti informatici gli inquirenti sperano di trovare tracce utili a ricostruire la dinamica: conversazioni che possano indicare scelte sull’attività subacquea, fotografie o video degli ultimi minuti, registrazioni di parametri delle immersioni e contatti tra i partecipanti. Il recupero di questi dati è considerato fondamentale per chiarire se le operazioni siano state svolte nel rispetto delle procedure di sicurezza, oltre a fornire elementi sulle responsabilità dell’organizzazione della spedizione.
La rogatoria e il materiale ancora alle Maldive
Oltre ai dispositivi portati in Italia, sul posto rimangono videocamere subacquee, orologi e l’attrezzatura recuperata dal team di soccorso. La procura potrebbe attivare una rogatoria internazionale per ottenere elementi conservati a Malé e completare così il quadro probatorio: dati di profondità, tempi di immersione e file video che potrebbero documentare gli ultimi istanti nella grotta. Le autorità locali hanno avviato proprie verifiche, mentre la collaborazione giuridica internazionale diventa cruciale per acquisire tutto il materiale disponibile.
Autopsie e accertamenti medico-legali
Nel frattempo, in Italia, sono proseguiti gli esami sui corpi già rientrati: per alcuni deceduti le autopsie sono già state disposte e in altri casi sono programmate nei giorni successivi. L’esame medico-legale ha l’obiettivo di individuare non solo la causa immediata della morte ma anche eventuali fattori che possano aver inciso sul decesso, come condizioni di salute pregresse o anomalie nell’attrezzatura. Il team incaricato comprende esperti in medicina legale, tossicologia e anestesia-rianimazione per assicurare una valutazione multidisciplinare e approfondita.
Parallelamente, gli investigatori ascolteranno rappresentanti dell’ateneo, membri dell’equipaggio della nave da cui è partita l’esplorazione e i familiari delle vittime per ricostruire il confine tra attività scientifica autorizzata e iniziative personali. L’Università ha precisato che alcune delle immersioni non erano previste nell’ambito del progetto ufficiale, e questo aspetto sarà al centro delle verifiche sulle responsabilità organizzative e sulle procedure di sicurezza adottate a bordo.



