La fine dell’estate porta con sé una malinconia particolare. Le giornate si accorciano e con esse sembra svanire quella parentesi di libertà che ci ha permesso di respirare più lentamente. Torniamo alle agende piene, agli impegni, alle notifiche continue. Ma quest’anno, qualcosa di diverso è rimasto con me dopo la montagna.
La montagna non mi ha solo offerto il silenzio dei boschi, riempito dal canto degli uccelli al mattino e dilatato sotto un cielo immenso la sera. Mi ha aiutata a fare silenzio dai rumori del mondo: dalle parole dette troppo in fretta, dalle opinioni che ci raggiungono da ogni parte, dal bisogno continuo di sapere, commentare, mostrare, apparire. Per qualche giorno ho potuto semplicemente stare, camminare, guardare, ascoltare.
Il valore delle cose semplici
Una strada tra gli alberi da scalare, la fatica nelle gambe non abituate, un sentiero condiviso con le persone che ami. Una sosta per bere e riprendere fiato, una conversazione senza fretta, una risata. Il tempo di raccontarsi le cose che durante l’anno restano sepolte sotto la fretta. Una cena in un’osteria sperduta, magari con i menù scritti a penna, dove nessuno sembra avere fretta di trasformare la semplicità in qualcosa di sofisticato.
Sono dettagli, si dirà, ma significativi. Abbiamo bisogno di tornare ai dettagli, alle cose che non fanno rumore, a ciò che non ha bisogno di essere fotografato per essere vero, né pubblicato per avere valore. Abbiamo bisogno di una vita meno preoccupata dell’apparenza e più innamorata dell’essenziale.
La lezione della montagna
La montagna è una grande maestra. Ti ricorda che per arrivare in alto devi accettare la fatica. Che non puoi saltare i passi. Che ogni salita ha il suo ritmo e che spesso chi cammina accanto a te conta più della meta. E mentre cammini, qualcosa dentro si rimette al suo posto.
I sentieri hanno memoria. Attraversano paesi, antiche mulattiere, chiese, ruderi, eremi, luoghi che hanno visto passare generazioni di uomini e donne. Ti ricordano che prima di noi altri hanno camminato, lavorato, sofferto, sperato. E che anche noi siamo dentro una storia più grande di quella che ogni giorno raccontiamo di noi stessi.
È una consapevolezza semplice e preziosa: non siamo il centro del mondo. Siamo pellegrini. Camminiamo dentro una storia che ci precede e che continuerà dopo di noi. E allora anche la fatica acquista un altro significato. Non è soltanto il peso dei passi, ma la misura di una vita che non può essere tutta comoda, immediata, consumata senza attesa.
Il caffè sospeso: un gesto di amore gratuito
Il caffè sospeso è un’antica usanza napoletana. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità.
Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro.
Buon caffè sospeso a tutti!



