La peste suina africana continua a diffondersi tra i cinghiali e i suini domestici dell’Italia settentrionale, facendo scattare una serie di provvedimenti urgenti. Il virus, pur non essendo pericoloso per l’uomo, provoca gravi perdite negli allevamenti e mette a rischio la biodiversità forestale. Le autorità sanitarie stanno monitorando costantemente le evoluzioni della situazione e hanno intensificato le operazioni di ricerca e abbattimento.
Situazione dei cinghiali in Piemonte e Liguria
Secondo i dati forniti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, al 20 settembre 2026 il numero complessivo di cinghiali positivi ha superato i 2.217 casi. In Piemonte sono stati confermati 834 positivi con una nuova segnalazione nella provincia di Cuneo, nel comune di Saliceto (nove animali). La Liguria ha registrato 1.383 casi includendo 21 nuovi positivi a Piana Crixia, in provincia di Savona. Il contagio è stato riscontrato in 206 comuni complessivi, un dato che rimane stabile ma comunque preoccupante per le autorità regionali.
Toscana: focolai, allevamenti colpiti e nuove barriere
Nel centro-italiano, la malattia virale ha già provocato 645 focolai nei cinghiali dall’inizio del 2026, secondo le statistiche regionali aggiornate al 14 settembre. Sono stati individuati due episodi di contagio in allevamenti domestici: il primo a fine giugno a Comano (provincia di Massa-Carrara) e il secondo a luglio a San Marcello-Piteglio. Le province di Massa-Carrara e Lucca risultano le più colpite, mentre Prato, Firenze e Pisa sono state inserite nella lista di aree a rischio per la loro prossimità alle zone infette.
Strategia a tre livelli della Regione
Il commissario regionale per l’emergenza, Giorgio Briganti ha illustrato una risposta articolata in tre direttrici: ricerca attiva e rimozione delle carcasse mediante unità cinofile, riduzione della popolazione di cinghiali con la collaborazione del mondo venatorio, e rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti. La Regione ha istituito una task force veterinaria per monitorare rigorosamente gli standard di prevenzione, includendo requisiti strutturali come doppia recinzione separazione tra zona “sporca” e zona “pulita” e procedure operative specifiche.
Barriere autostradali per bloccare gli spostamenti
Il presidente della Regione, Eugenio Giani ha sottolineato l’importanza delle barriere anti-cinghiali su autostrade chiave, quali la A11 e la FI-PI-LI, per evitare che gli animali attraversino le arterie viarie e diffondano il virus verso le aree più a sud. L’opera prevede l’installazione di reti metalliche lungo i tratti più critici, in corrispondenza di ponticelli, tombini e cunicoli, creando una sorta di “cintura protettiva” che limita i movimenti selvatici. Inoltre, sono stati posizionati cartelli informativi in collaborazione con Anci Toscana, le Prefetture e le forze dell’ordine.
Le autorità hanno anche avviato una campagna di campionamento su cinghiali abbattuti e su animali trovati morti, non solo nelle zone di restrizione ma su tutto il territorio regionale, per tenere sotto controllo la diffusione del virus. Il messaggio chiave è chiaro: contenere l’epidemia richiede un impegno congiunto tra istituzioni, settore venatorio e allevatori, con l’obiettivo di preservare sia l’economia suinicola sia la fauna selvatica.


