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Esposizione a Palazzo Lomellino: ritratti e costumi del Seicento genovese

Una mostra che unisce pittura e costume per svelare l’eleganza barocca della Genova del Seicento.

Esposizione a Palazzo Lomellino: ritratti e costumi del Seicento genovese

Dal 10 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 Palazzo Nicolosio Lomellino si trasforma in una finestra sul Seicento genovese. L’esposizione monografica dedicata a Giovanni Bernardo Carbone (1616-1683) raccoglie una trentina di opere, provenienti da collezioni pubbliche e private, per tracciare l’evoluzione del ritratto aristocratico e della moda di un’epoca in cui l’abbigliamento era linguaggio di status.

Il percorso espositivo di Palazzo Nicolosio Lomellino

Le sale del palazzo dei Rolli, situate in via Garibaldi, ospitano un itinerario che parte dalla tipica foggia spagnola degli inizi del secolo, caratterizzata da linnee rigide e colori scuri, per arrivare alle influenze parigine e fiamminghe che, dal 1660 in poi, introdussero corpetti appuntiti, guardinfanti ampi e pizzi preziosi. I dipinti di Carbone mostrano con sorprendente precisione le stoffe più sofisticate, i ricami in oro e le livree proibite dalle leggi suntuarie dell’epoca, evidenziando come l’élite genovese aggirasse i vincoli fiscali con una sfarzosa ostentazione.

Il contributo di Marzia Cataldi Gallo alla lettura dei costumi

La curatrice Marzia Cataldi Gallo spiega che la moda del periodo rifletteva “politica, ricchezza, economia e relazioni commerciali”. Il legame con la diplomazia francese, i Paesi Bassi e l’Inghilterra è evidente nei dettagli dei vestiti: colletti di pizzo, gioielli luminosi e acconciature elaborate, tutti elementi che Carbone cattura con un occhio quasi antropologico. Il ricordo dell’inglese Lassels che visitò Genova intorno al 1670 e descrisse la città come “una bella donna costretta a respirare”, è citato per sottolineare la tensione tra l’apparenza sontuosa e la realtà socio-economica.

Collaborazioni contemporanee e dimensione interdisciplinare

Il progetto è sostenuto dal brand AMELIE la cui filosofia “no size, no age, no season” si intreccia con la mostra attraverso una selezione di abiti moderni posti su manichini. Questa installazione crea un ponte tra il linguaggio vestimentario del Seicento e le attuali idee di libertà, inclusione e autodeterminazione. L’obiettivo è dimostrare che, se un tempo l’abito segnalava rango, oggi può raccontare identità e scelte personali.

Il programma scientifico vede la partecipazione delle studiose Thessy Schoenholzer Nichols e Loredana Pessa esperte di storia del costume, che analizzano i tessuti, i ricami e le gioiellerie presenti nei ritratti. Un’installazione immersiva, realizzata da Opera Laboratori con ToonTaun, propone tre pareti LED dove i visitatori possono ammirare ingrandimenti dei dettagli sartoriali, confrontando le realtà materiali con le loro trasposizioni pittoriche.

Eventi collaterali e iniziative di approfondimento

Durante la stagione espositiva sono previsti convegni, visite guidate e incontri tematici. Il 11 novembre si apre con “Specchi di tela: la società genovese del Seicento tra status, carattere e moda”, seguito da una visita guidata. Altri appuntamenti, tra cui “Carbone e il sacro” (18 novembre) e “Fiori di seta, d’oro e d’argento” (25 novembre), approfondiscono rispettivamente le pale d’altare dell’artista e la lavorazione dei tessuti pregiati. L’intero ciclo è cofinanziato da DIRAAS, Università di Genova, Regione Liguria e numerosi sponsor privati.

Un’opportunità unica per chi vuole comprendere come l’arte visiva e il costume si siano intrecciati per definire l’identità di una repubblica mercantile in pieno fermento.

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