14 Ottobre 2026 🌤 18°

Genova, l’Ilva in piazza: sciopero, incontri istituzionali e richieste di materie prime

Operai dell’ex Ilva di Genova mantengono il blocco a largo Lanfranco, chiedono materie prime e rifiutano la cassa integrazione.

Genova, l’Ilva in piazza: sciopero, incontri istituzionali e richieste di materie prime

Da mercoledì 14 ottobre l’ex Ilva di Genova vive la terza giornata di mobilitazione. Davanti alla Prefettura sul largo Lanfranco, centinaia di operai hanno eretto una tenda permanente, trasformando il luogo in un vero e proprio accampamento. La presenza di questi campi di proteste non è casuale: i lavoratori hanno chiesto garanzie scritte sul futuro di Cornigliano e dell’intera rete produttiva del Nord Italia, avvertendo che la loro pazienza è finita come riportato dal volantino della RSU.

Il timore più grande è legato alla data fissata per il 15 novembre, quando la gestione commissariale ha ipotizzato lo stop degli impianti e il ricorso alla cassa integrazione. Tale prospettiva è stata respinta con veemenza sia dai rappresentanti sindacali sia dalle autorità locali, che temono una “bomba sociale” capace di colpire quasi mille persone e migliaia di famiglie nella città.

Presidio a largo Lanfranco: la notte in tenda e le richieste della RSU

Il presidio, che continua a crescere di notte, è diventato un simbolo di resistenza. Oltre alle tende, i manifestanti hanno allestito un “barbecue proletario” aperto a tutti i cittadini, dimostrando la volontà di trasformare la protesta in un gesto di solidarietà. Il volantino distribuito dalla RSU recita “La pazienza è finita” sottolineando la decisione di non smettere finché non arriveranno impegni vincolanti: forniture di coils (rotoli di lamiera) e un piano scritto che permetta di mantenere attivi gli impianti a freddo di Cornigliano e di Novi Ligure.

Incontri istituzionali: Piantedosi, Bucci e le dichiarazioni al Viminale

Martedì 13 ottobre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accompagnato dal capo della Polizia Vittorio Pisani, si è recato a Genova per partecipare al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Accolto da cori e striscioni, il ministro ha ascoltato una delegazione di operai che ha consegnato un dossier con le richieste per il riavvio della fabbrica. Piantedosi ha riconosciuto la complessità della filiera dell’acciaio, assicurando che il governo è interessato a salvare l’acciaio senza penalizzare Genova e a evitare che la crisi colpisca centinaia di famiglie.

Le parole del ministro dell’Interno

Il ministro ha dichiarato: “Si parla di posti di lavoro, di un’attività imprenditoriale ed economica importante e di centinaia e migliaia di famiglie. Non la lasciamo alle sole dinamiche di mercato”. Ha inoltre sottolineato che è in corso una discussione con la Regione Liguria il cui presidente Marco Bucci ha definito l’incontro “positivo” e ha rinnovato la fiducia in una rapida soluzione. Bucci ha ribadito che il nodo cruciale è l’approvvigionamento di materie prime per tenere accesa la produzione a Genova e a Novi.

Le rivendicazioni sindacali: materie prime, no cassa integrazione

Dall’assemblea dei lavoratori è emersa una linea unitaria: nessun operatore accetterà la cassa integrazione o altre forme di ammortizzatori sociali. Armando Palombo, delegato della Fiom ex Ilva, ha affermato che la soluzione è già “in lavorazione” tra i commissari, i ministeri competenti e i sindacati, ma che occorrono “numeri, date e tonnellaggi” concreti per garantire le forniture di acciaio. Christian Venzano, segretario generale Fim Cisl Liguria, ha definito insensato spendere risorse pubbliche in ammortizzatori quando invece è possibile acquistare i coils sul mercato internazionale.

La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha nuovamente lanciato l’allarme, ricordando che quasi mille persone rischiano il licenziamento. Salis ha richiesto al governo di dare risposte “nelle prossime ore”, altrimenti gli “tensioni si esaspereranno”. Nel frattempo, il presidente Marco Bucci ha riferito di aver ottenuto “un’apertura” nei confronti di un piano specifico da realizzare entro “due o tre giorni”, sperando di trasformare le richieste in impegni scritti e di porre fine al presidio.

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