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Sciopero dell’Ilva: occupazione della Prefettura a Genova

Operai dell'ex Ilva di Genova irrompono nella Prefettura, chiedendo risposte concrete al futuro dello stabilimento.

Sciopero dell’Ilva: occupazione della Prefettura a Genova

Da lunedì, gli operai dell’impianto siderurgico di Cornigliano hanno trasformato la piazza di Largo Eros Lanfranco in un vero e proprio avamposto di protesta. Dopo tre giorni di cortei, blocchi e manifestazioni, il gruppo ha deciso di intensificare l’azione occupando, all’improvviso, la Prefettura di Genova. L’occupazione ha avuto luogo sia al piano terra, dove i manifestanti hanno eretto tavoli di legno, sia al primo piano, dove, battendo i caschi, hanno scandito lo slogan “l’Ilva di Genova non si chiude”.

Dettagli dell’occupazione e richieste dei lavoratori

Gli operai, che hanno iniziato lo sciopero in risposta alla decisione dell’Amministrazione Straordinaria di Acciaierie d’Italia di chiudere l’impianto entro il 15 novembre, hanno dichiarato di voler rimanere nella Prefettura finché non riceveranno una risposta scritta alle loro richieste. Tra le pretese più urgenti figurano: la fornitura immediata di bramme e coils per mantenere attive le linee di laminazione a freddo, e la creazione di un piano di tutela sociale che includa la cassa integrazione per tutti i circa 9.000 dipendenti e l’indotto.

Nel corso della manifestazione, è stato distribuito un volantino che recitava: “la pazienza è finita”. Il documento sottolineava il sostegno ricevuto dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova e persino dall’arcivescovo della città, ma rimarcava l’assenza di risposte concrete dal governo nazionale.

Dichiarazioni del ministro delle Imprese, Adolfo Urso

Il ministro Adolfo Urso intervenendo a una interrogazione alla Camera, ha assicurato che i commissari stanno lavorando per reperire le bramme destinate ai laminatoi di Genova e Novi Ligure. “Ci vuole tempo, la merce arriverà nei prossimi mesi”, ha dichiarato, senza però fornire impegni scritti. La sua risposta è arrivata mentre gli operai occupavano l’edificio, evidenziando la crescente tensione tra le richieste sindacali e le dichiarazioni ufficiali.

Le reazioni sindacali e il “tampone” alla crisi

Il segretario generale della Fiom Michele De Palma, ha definito “urgente” la riapertura di un tavolo di confronto a Roma e in Parlamento. Ha sottolineato l’importanza di una “cassa straordinaria in deroga” ma ha evidenziato che, da sola, non basta a garantire la continuità occupazionale. De Palma ha richiesto un piano di transizione che comprenda uscite volontarie e il mantenimento dei reparti non soggetti al fermo giudiziario, tra cui quelli di Genova, Taranto, Novi Ligure e Racconigi.

Dopo l’occupazione, i commissari straordinari dell’Ilva hanno tenuto una riunione urgente con le confederazioni sindacali (Fim, Fiom, Uilm, Usb). È stato annunciato un “tampone” alla crisi: la disponibilità di circa 365.000 tonnellate di bramme provenienti da Taranto, da laminare per conto terzi, e una fornitura mensile di 35.000 tonnellate di coils destinata a Genova. Questi volumi dovrebbero consentire di mantenere attivi i reparti di laminazione a freddo fino a fine novembre, e di riavviare gradualmente le attività a partire da gennaio.

Nonostante tali indicazioni, la quantità di materiale è insufficiente a garantire l’impiego di tutti i lavoratori. Stime interne indicano che, con le bramme disponibili, solo circa mille addetti a Taranto potranno tornare al lavoro, mentre a Genova i dipendenti potranno rientrare in maniera scaglionata a partire dall’11 gennaio. La fabbrica di Novi Ligure resta esclusa da questi accordi a causa della mancanza di coils idonei, ma i commissari hanno rassicurato che entro il primo trimestre del 2027 si potranno trovare soluzioni analoghe.

Prospettive e next steps

Nel pomeriggio dell’occupazione, i lavoratori hanno deciso di abbandonare la Prefettura, pur mantenendo la minaccia di tornare se le garanzie scritte non arrivassero. A Taranto, la protesta continua con blocchi davanti alla raffineria Eni, causando carenze di carburante negli aeroporti pugliesi e disservizi nella raccolta dei rifiuti. I sindacati hanno programmato un incontro a Bari con la Regione Puglia per cercare ulteriori soluzioni.

La risposta del governo, ancora priva di impegni formali, rischia di alimentare ulteriori manifestazioni se non verrà tradotta in azioni concrete entro i termini stabiliti.

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