Un’operazione congiunta del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e della Squadra mobile di Genova ha portato allo smantellamento di una rete criminale dedita al traffico di migranti tra la Tunisia e l’Italia. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, ha portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di dieci indagati, tutti di origine tunisina.
L’organizzazione criminale è accusata di aver favorito l’ingresso illegale di cittadini tunisini nel territorio nazionale, gestendo ogni fase dei viaggi, dalla selezione dei migranti alla loro sistemazione in attesa della partenza. Le indagini hanno documentato quattro episodi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina tra marzo 2026 e febbraio 2026, coinvolgendo oltre 120 migranti.
Le fasi dell’operazione e le accuse
Le misure cautelari sono state emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova su richiesta della Procura della Repubblica. Sei degli indagati sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, mentre per altri tre è scattato l’obbligo di dimora nel Comune di Genova e per un ulteriore soggetto l’obbligo di dimora nel Comune di Trapani.
Secondo l’ipotesi accusatoria, sei dei destinatari del provvedimento facevano parte di un’associazione per delinquere finalizzata a favorire l’ingresso illegale in Italia di cittadini tunisini. L’organizzazione curava ogni fase dei viaggi: dalla ricerca delle imbarcazioni e dei conducenti alla selezione dei passeggeri, fino al trasferimento dalle aree di origine alle coste tunisine in prossimità della partenza.
Le condizioni dei migranti e i dettagli delle traversate
Ai migranti venivano forniti alloggi temporanei in attesa di riunire tutti i selezionati e di condizioni meteo-marine favorevoli, oltre ad assistenza in caso di respingimento. Per ogni traversata, venivano richiesti pagamenti in dinari tunisini equivalenti a importi compresi tra 2.500 e 3.000 euro.
Le indagini hanno documentato condizioni di viaggio particolarmente rischiose: le traversate avvenivano su gommoni e, in un caso, la fuoriuscita di carburante da taniche a bordo ha provocato ustioni a sette persone, tra cui una dodicenne, poi sottoposte a cure mediche all’arrivo. Prima della partenza, ai migranti veniva impedito di uscire e venivano sottratti i telefoni cellulari, nel tentativo di eludere la localizzazione da parte delle autorità.
Le dichiarazioni dei migranti e il sistema di pagamento
Determinanti, nella fase iniziale dell’inchiesta, sono state le dichiarazioni fornite agli operatori della Squadra mobile di Trapani da uno dei migranti sbarcati a Pantelleria, che hanno permesso di acquisire elementi sugli organizzatori delle rotte dalla Tunisia. La competenza territoriale è stata radicata a Genova poiché nel capoluogo ligure sarebbero state svolte attività di finanziamento, predisposizione di mezzi e risorse, nonché la pianificazione operativa dei trasferimenti verso l’Italia.
Si procede, inoltre, nei confronti di uno degli indagati per l’ipotesi di abusiva prestazione di servizi di pagamento. Secondo gli investigatori, avrebbe offerto in modo stabile e organizzato un servizio di raccolta, cambio e trasferimento di denaro in Italia e all’estero attraverso transazioni fiduciarie non tracciabili e non soggette ai tassi ufficiali, mediante il sistema denominato hawala.



