Il Pietro “Batman” Battara è venuto a mancare all’età di novanta anni, suscitando un profondo cordoglio tra i tifosi della Sampdoria. Il portiere, noto per il suo temperamento combattivo e la capacità di leggere il gioco, è stato una delle figure più amate del club genovese. Il suo nome rimarrà impresso nella memoria collettiva non solo per le imprese in campo, ma anche per l’impronta lasciata dietro di sé come preparatore dei futuri guardiani della porta.
La cerimonia funebre si svolgerà martedì 29 settembre alle ore dieci nella chiesa di San Pietro a Genova Quinto. Dopo la celebrazione, il feretro sarà affidato alle autorità dell’A.Se.F. del Comune di Genova, che lo trasferirà al Cimitero Monumentale di Staglieno per la cremazione; le ceneri saranno infine sepolte a Gavi, in provincia di Alessandria.
Il cammino da difensore: dal Vicenza alla Sampdoria
Originario di Torino, Pietro Battara iniziò la sua esperienza professionale nel Vicenza nel periodo compreso tra il 1957 e il 1961. In quegli anni il giovane portiere affinò le proprie abilità, guadagnandosi la reputazione di riflessi rapidi e uscite coraggiose. Nel 1961, la sua carriera subì una svolta decisiva quando la Sampdoria lo acquistò, segnando l’inizio di una lunga parentesi d’oro.
La saga sampdorliana (1961-1972)
Dal 1961 al 1972, Battara indossò la maglia blucerchiata in 243 presenze ufficiali, diventando rapidamente un punto di riferimento difensivo. Il soprannome “Batman” gli fu attribuito proprio per la capacità di intervenire in maniera quasi sovrannaturale, con parate spettacolari che facevano vibrare le tribune di Genova. Il sito ufficiale della squadra descriveva la sua divisa come “l’ardente scudo cucito sopra il cuore”, simbolo di una tenacia che si rifletteva in ogni sua uscita.
L’ultima tappa da giocatore: il Bologna
Nel 1972, dopo undici stagioni di fedeltà al club genovese, Battara fu ceduto al Bologna dove concluse la sua avventura da titolare. Sebbene la permanenza in Emilia-Romagna fosse breve, il suo contributo fu apprezzato per la professionalità dimostrata in porta e per la capacità di trasmettere esperienza ai giovani compagni.
Il successivo ruolo di preparatore e l’influenza su Gianluca Pagliuca
Dopo il ritiro dal campo, il campione non abbandonò il calcio, ma si reinventò come preparatore dei portieri. Dal 1990 al 1999, Pietro Battara tornò a Genova per dirigere la formazione dei portieri della Sampdoria. In questo periodo, tra i suoi allievi spiccò Gianluca Pagliuca che divenne uno dei più grandi portieri italiani, contribuendo al trionfo dello scudetto per la Sampdoria nel 1991.
La metodologia di Battara prevedeva esercizi mirati a migliorare sia le prese basse sia quelle alte oltre a un lavoro psicologico volto a rafforzare la fiducia in sé. Successivamente, il tecnico ricoprì il ruolo di vice-allenatore dei portieri al Bologna e, nei primi anni Duemila, si spostò alla Fiorentina dove continuò a formare nuove generazioni, confermando il suo status di pioniere nella preparazione specialistica.
Ultimi commi: i funerali e il ricordo della città
Le famiglie, gli ex compagni di squadra e i tifosi si preparano a dare l’ultimo saluto a una figura che ha segnato profondamente la storia del calcio genovese. La cerimonia nella chiesa di San Pietro di Quinto sarà seguita dal trasferimento al Cimitero Monumentale di Staglieno dove avverrà la cremazione. Le ceneri, infine, verranno deposte a Gavi nella provincia di Alessandria, luogo simbolico legato alle radici piemontesi di Battara.
Il ricordo di Pietro Battara rimarrà indelebile non solo per le sue 243 presenze con la Sampdoria ma anche per l’eredità lasciata come mentore di giovani portieri. Il suo nome, inciso nella storia del club, continuerà a ispirare le nuove generazioni, dimostrando che la grandezza di un atleta può perdurare ben oltre l’attività in campo.



