11 Giugno 2026 ☀ 21°

Autonomia differenziata e sanità in Liguria: allarme su accesso e disuguaglianze

La Fondazione Gimbe solleva dubbi sull'applicazione dell'autonomia differenziata in materia sanitaria; il capogruppo regionale M5S Stefano Giordano parla di «abbandono differenziato» mentre il Partito Democratico chiede una moratoria in attesa di Lep e costi standard. I dati indicano che un ligure su dieci rinuncia alle cure.

Autonomia differenziata e sanità in Liguria: allarme su accesso e disuguaglianze

Negli ultimi scambi istituzionali la discussione sull’autonomia differenziata applicata alla sanità ha assunto toni accesi in Liguria. A rinsaldare i dubbi sul percorso proposto è intervenuta la Fondazione Gimbe con un’analisi che mette in luce criticità rispetto ai Livelli essenziali di assistenza e agli effetti sul diritto alle cure, richiamando l’attenzione sulle conseguenze pratiche per i cittadini.

Dal fronte politico regionale sono arrivate repliche nette: il capogruppo del M5S in Liguria e rappresentanti del Partito Democratico hanno usato l’esito dell’analisi come argomento per chiedere stop o correzioni nel processo decisionale, focalizzando il dibattito sui numeri concreti e sulle possibili ricadute organizzative e sociali.

Allarme della Fondazione Gimbe e risposta del M5S ligure

La relazione presentata dalla Fondazione Gimbe è stata definita dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle come una conferma delle preoccupazioni: «Gimbe ci dà ragione». Secondo il capogruppo regionale Stefano Giordano, l’applicazione dell’autonomia differenziata in sanità per la Liguria rischierebbe di tradursi in un vero e proprio «abbandono differenziato». L’analisi è stata descritta come «spietata e purtroppo veritiera al 100%», con l’indicazione che la regione è inadempiente sui Leaperde pazienti e risorse e registra che un ligure su dieci rinuncia alle cure.

Giordano ha sottolineato come concedere maggiore autonomia senza aver prima definito e finanziato i Lep sanitari e senza ridurre significativamente le liste d’attesa crei una sanità «a velocità diverse»: chi abita in regioni più strutturate otterrebbe servizi aggiuntivi, mentre territori più fragili resterebbero indietro. Nell’analisi politica del capogruppo emerge una diagnosi pratica della situazione attuale in Liguria: pronto soccorso sotto pressione, liste d’attesa molto lunghe, medicina territoriale debole e mobilità dei pazienti verso il privato o altre regioni.

Messaggi chiave del M5S

Tra le affermazioni più nette del capogruppo c’è l’invito all’esecutivo regionale: «Prima di chiedere più poteri, Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare». Sul piano retorico-politico il messaggio è chiaro: non si devono seguire «la propaganda dell’autonomia differenziata», e «la destra si occupi della realtà», perché «i liguri chiedono visite in tempi accettabili» e servizi pubblici efficaci. Giordano aggiunge che «Non chiedono più privato. Basta mercato della salute» e ribadisce l’impegno del Movimento a opporsi a qualsiasi progetto che possa «spacchare il Paese» e aumentare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

Posizione del Partito Democratico: moratoria e criteri per Lep e costi standard

Parallelamente il Partito Democratico regionale ha ribadito la necessità di fermare o quantomeno sospendere l’iter dell’autonomia differenziata in materia sanitaria fino a quando non verranno chiariti alcuni passaggi tecnici e di metodo. Davide Natale e Katia Piccardo hanno chiesto che il governo valuti una moratoria o condizioni stringenti: definizione dei Lepquantificazione dei relativi costi standard e l’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio per valutare l’impatto su salute, accesso ed equità.

Nel ragionamento del PD emerge la preoccupazione che le intese sottoscritte siano troppo simili tra loro e non tengano conto delle differenze di partenza tra le regioni. Per la delegazione dem ligure, procedere senza adeguati meccanismi di perequazione rischierebbe di rafforzare chi è già più forte e di aggravare la posizione di chi è più fragile; la Liguria, nello specifico, è indicata come una regione che necessita di maggiori risorse per evitare un peggioramento dei servizi sanitari.

Il confronto politico si concentra quindi su elementi tecnici e su azioni concrete: la richiesta di un riparto del Fondo nazionale più rispondente ai bisogni liguri e il richiamo all’istruttoria funzione per funzione prevista dalla Corte costituzionale sono al centro dell’argomentazione dem. Il rischio evocato è che l’autonomia differenziata, senza correttivi, vada nella direzione opposta rispetto alla tutela dell’uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale.

In questo quadro di allarme e richieste tecniche, il dibattito regionale si articola tra la protezione dei servizi pubblici essenziali e la necessità di parametri condivisi prima di riconsegnare poteri aggiuntivi alle amministrazioni. Le posizioni espresse da M5S e Partito Democratico mettono al centro i numeri e i diritti concreti dei cittadini liguri, ribadendo che ogni passo avanti sul tema dovrebbe essere condizionato a garanzie verificabili e a indicatori oggettivi di tutela dell’accesso alle cure.

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