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Due giovani fermati per rapina in via G.B. Sasso a Genova

Due sospetti, un italiano e un marocchino, sono finiti dietro le sbarre per una rapina in via G.B. Sasso.

Due giovani fermati per rapina in via G.B. Sasso a Genova

Il 14 luglio scorso, nel quartiere di Sampierdarena a Genova, un episodio violento ha scosso la zona di via G.B. Sasso. Un passante è stato avvicinato da due individui, spinto a terra e privato della catenina d’oro che portava al collo, valutata intorno ai 2.300 euro. L’azione, caratterizzata da rapida aggressione e fuga, ha immediatamente attivato le forze dell’ordine locali.

Secondo le ricostruzioni, i due aggressori erano un uomo di 29 anni di nazionalità italiana e un giovane di 25 anni di origine marocchina. Entrambi erano già noti alle autorità, ma non erano mai stati rimpatriati o condannati per fatti analoghi. Dopo aver strappato la preziosa catenina al danno della vittima, i rapinatori si sono allontanati senza lasciarne traccia, facendo scattare il pronto intervento della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Genova.

La rapina in via G.B. Sasso: dinamica dei fatti

Le indagini hanno ricostruito una scena tipica di rapina in concorso. I due giovani hanno sfruttato un momento di distrazione del passante, lo hanno spinto violentemente contro il marciapiede e, con gesto rapido, gli hanno strappato la catenina dal collo. La borsa della vittima è rimasta intatta, indicazione chiara che il furto si è concentrato esclusivamente sull’oggetto di valore. La testimonianza dell’uomo rapinato, integrata da una descrizione dei sospetti, è stata fondamentale per avviare le prime linee di ricerca.

Identificazione dei sospetti grazie alle immagini

Le telecamere di videosorveglianza installate lungo via G.B. Sasso hanno fornito materiale cruciale. Gli investigatori della IV sezione Contrasto Crimine Diffuso della Squadra Mobile hanno analizzato le registrazioni, confrontandole con il riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima. Un elemento distintivo è stato il tatuaggio presente sull’avambraccio del sospetto italiano, facilmente riconoscibile e decisivo per la sua identificazione. Grazie a questi indizi visivi, le forze dell’ordine hanno potuto tracciare i movimenti dei due uomini nelle ore successive al furto.

Arresti e provvedimenti giudiziari

Il giorno successivo, le autorità hanno concluso le indagini con l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere firmato dal giudice per le indagini preliminari (GIP) presso il Tribunale di Genova. Il 29enne italiano è stato localizzato presso l’abitazione della compagna e, in seguito a una rapida operazione, è stato trasferito al carcere di Marassi. Il 25enne marocchino, già detenuto per un altro reato, ha ricevuto la notifica del provvedimento direttamente nella struttura carceraria, rimanendo anch’egli in custodia cautelare.

Situazione dei detenuti

Il giovane italiano, ora custodito a Marassi, dovrà attendere ulteriori sviluppi del procedimento penale, mentre il cittadino marocchino, ancora interno al penitenziario per il precedente caso, si trova a dover affrontare una nuova accusa di rapina aggravata. Entrambi i procedimenti sono in corso e saranno giudicati in udienza successiva davanti al giudice competente.

Il ruolo della Squadra Mobile nella risoluzione del caso

La Squadra Mobile di Genova con la sua specializzazione nel contrasto al crimine diffuso, ha coordinato le attività investigative sin dal primo momento. La capacità di incrociare dati di videosorveglianza con le informazioni fornite dalla vittima ha dimostrato l’efficacia di un approccio integrato. Inoltre, la presenza di tatuaggi distintivi ha permesso un rapido riconoscimento, sottolineando l’importanza di elementi grafici nella lotta contro la criminalità di strada.

Il caso evidenzia come, anche in contesti urbani complessi, l’uso congiunto di tecnologia, testimonianze e analisi approfondita possa garantire una risposta efficace alle aggressioni di tipo rapinatorio.

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