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Genova: 131 tagli del personale Ericsson scatenano sciopero

I dipendenti di Ericsson a Genova hanno bloccato la strada per protestare contro 131 licenziamenti annunciati.

Genova: 131 tagli del personale Ericsson scatenano sciopero

Mercoledì 23 settembre 2026, una centinaia di lavoratori della sede genovese di Ericsson ha intrapreso un’azione di protesta che ha immobilizzato Largo Lanfranco per quattro ore. Il corteo è partito alle ore 9, poco prima dell’avvio del tavolo vertenziale previsto alla Prefettura di Genova, con l’obiettivo dichiarato di mettere in luce la decisione dell’azienda di procedere a 131 licenziamenti, quasi un quarto del personale impiegato negli Erzelli.

Il presidio e il contesto operativo

Il blocco ha interessato l’area di Largo Lanfranco e le vie limitrofe, tra cui Piazza Corvetto, dove la Polizia Locale ha segnalato la presenza dei manifestanti, invitando i cittadini a mantenere la massima prudenza. La manifestazione è stata rivolta a tutti i dipendenti non soggetti ai vincoli della legge 146/1990 che disciplina i servizi pubblici essenziali, settore in cui l’intera filiera delle telecomunicazioni è tradizionalmente inclusa.

Coinvolgimento dei sindacati

Le organizzazioni sindacali hanno guidato la protesta. Sonia Montaldo segretaria generale della Slc Cgil Genova ha sottolineato che l’iniziativa rientra nella procedura avviata dal sindacato per dare visibilità alla vertenza: “L’incontro si colloca all’interno della procedura messa in campo da Slc Cgil per dare visibilità alla vertenza”. Nonostante il sostegno bipartisan da parte di diverse forze politiche, Ericsson non ha mostrato alcuna intenzione di ritirare la procedura di licenziamento, definendo la posizione dell’azienda inaccettabile.

Parallelamente, la Fistel Cisl Liguria rappresentata dal segretario generale Luca Maestripieri ha proclamato lo sciopero di tutto il turno lavorativo. “Lo sciopero si inserisce nell’ambito della vertenza avviata nei confronti di Ericsson Telecomunicazioni, con l’obiettivo di contrastare la procedura di licenziamento collettivo e tutelare i livelli occupazionali e il futuro industriale della sede genovese”, ha dichiarato Maestripieri, evidenziando la rilevanza strategica della struttura per le ambizioni nazionali nel cloud e nel 6G.

Le ragioni dietro i licenziamenti e la risposta aziendale

L’annuncio dei 131 licenziamenti è stato giustificato da Ericsson come parte di un piano di ristrutturazione volto a ottimizzare i costi operativi. La misura, che interesserebbe quasi il 25% dei dipendenti della sede di Genova, ha suscitato forte preoccupazione tra i lavoratori, i quali temono un indebolimento della capacità locale di contribuire allo sviluppo delle tecnologie di nuova generazione.

Le parti sindacali hanno contestato la decisione, sostenendo che la riduzione di personale avverrebbe senza il rispetto delle norme previste per i servizi pubblici essenziali. Inoltre, hanno criticato la mancanza di un dialogo costruttivo da parte dell’impresa, asserendo che la procedura di licenziamento fosse stata avviata senza adeguata consultazione con le organizzazioni dei lavoratori.

Reazioni istituzionali e impatto sul territorio

Le autorità locali hanno osservato la protesta senza intervenire direttamente nella disputa contrattuale, ma hanno ribadito la necessità di garantire la sicurezza pubblica e la fluidità del traffico nella zona di Largo Lanfranco. La presenza della Polizia Locale a Piazza Corvetto ha evidenziato l’importanza di mantenere l’ordine pubblico durante manifestazioni di tale entità.

Il dibattito si colloca inoltre nel più ampio contesto di disinvestimenti che, secondo i sindacati, potrebbero compromettere le capacità di Genova di affermarsi come hub tecnologico per il cloud e le reti di prossima generazione. Le dichiarazioni di Luca Maestripieri hanno richiesto un intervento coordinato tra istituzioni, sindacati e governo per impedire che le multinazionali marginalizzino il territorio.

La protesta di quattro ore, accompagnata da un presidio davanti alla Prefettura, ha mantenuto alta l’attenzione sull’operato dell’azienda e sulla necessità di un dialogo più aperto tra le parti coinvolte.

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