Il 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, in corso fino al 6 ottobre, è diventato il palcoscenico di una riflessione cruciale sull’economia del mare. Mario Zanetti, special advisor di Confindustria per questo comparto, ha illustrato un quadro che combina opportunità occupazionali e urgenze strutturali.
Secondo uno studio congiunto Deloitte-Confindustria Nautica, la domanda di personale per il periodo 2026-2030 si aggira intorno a 175 mila unità. Di questi, circa 120 mila lavoratori usciranno dal mercato per pensionamento, mentre 50 mila nuove figure dovranno essere inserite, soprattutto nei settori legati a tecnologie emergenti e a nuove esigenze turistiche.
Fabbisogno occupazionale e opportunità 2026-2030
La stima proviene anche da un’analisi realizzata da Confindustria in collaborazione con il Boston Consulting Group, la quale indica che 175 mila posti di lavoro saranno necessari per sostenere la crescita della blue economy. Questo significa un afflusso continuo di professionalità da formare e inserire, senza il quale il settore rischierebbe di subire un rallentamento.
Il gap nella cantieristica
Un dato particolarmente allarmante riguarda la cantieristica: il 43 % delle posizioni richieste resta scoperto quasi il doppio della media di altri comparti. Zanetti ha sottolineato che questa lacuna compromette la capacità produttiva e la competitività globale dell’Italia nel campo della costruzione navale.
Pilastro strategico: le tre leve per la crescita
Per colmare le carenze emergenti, Confindustria ha individuato tre priorità fondamentali: porti e infrastrutturecompetenze e formazione e modernizzazione delle flotte. L’obiettivo è creare un ecosistema integrato che favorisca investimenti, innovazione e occupazione.
Infrastrutture portuali e integrazione
I porti italiani rappresentano il nodo nevralgico della logistica marittima. Potenziare gli spazi operativi migliorare la connettività con il territorio e adottare soluzioni digitali sono passi indispensabili per aumentare l’efficienza e attrarre nuovi flussi commerciali.
Competenze e formazione
Il settore impiega quasi 200 mila addetti ogni lavoratore della produzione genera nove posti di lavoro lungo la filiera. Questo moltiplicatore rende fondamentale investire nella formazione tecnica e nelle competenze digitali, così da allineare l’offerta formativa alle richieste del mercato.
Modernizzazione delle flotte
Infine, l’aggiornamento tecnologico delle imbarcazioni è cruciale per mantenere la competitività. L’introduzione di soluzioni a basso impatto ambientale e l’adozione di sistemi di navigazione intelligenti rappresentano il futuro della nautica italiana, con ricadute positive sull’occupazione e sull’export.
Con una valutazione complessiva che supera i 220 miliardi di euro di valore aggiunto l’economia del mare contribuisce oltre l’11 % al Pil nazionale e impiega più di 1,1 milione di persone. La crescita, però, non è sostenibile senza un intervento mirato su queste tre leve, perché l’organico non può crescere all’infinito senza adeguati investimenti in infrastrutture, capitale umano e innovazione.



