Il polo Ericsson degli Erzelli a Genova è al centro di una vicenda che ha coinvolto migliaia di abitanti, le istituzioni locali e le principali organizzazioni sindacali. A partire dal 23 settembre, i dipendenti hanno iniziato a manifestare sotto la Prefettura, chiedendo di attivare la procedura di raffreddamento ex legge 146 e di fissare un tavolo nazionale per valutare alternative ai 131 licenziamenti annunciati.
Sviluppo della protesta e blocco del traffico a Genova
Venerdì 23 settembre, circa 150 operai si sono radunati in Largo Lanfranco alle ore 9, pochi minuti prima dell’avvio telematico previsto per le 9:30 con i vertici di Ericsson. Il ritardo di trenta minuti ha spinto la folla a interrompere il flusso veicolare tra Piazza Corvetto e Via Roma, paralizzando il centro per quattro ore. Durante lo sciopero di quattro ore i manifestanti hanno incrociato le braccia davanti alla sede della Prefettura, chiedendo che la società consideri uscite volontarie incentivate o l’attivazione degli ammortizzatori sociali.
Ritardi e decisione di scioperare
Il rinculo nel calendario dei colloqui è stato il punto di svolta: la mancanza di comunicazione ha trasformato la pazienza dei dipendenti in una protesta concreta. Le alterne dichiarazioni dei rappresentanti sindacali – Marcello Dellagiovanna (RSU SLC CGIL), Igor Magni (segretario CGIL Genova) e Luca Maestripieri (segretario CISL Liguria) – hanno evidenziato l’assoluta rigidità di Ericsson, che ha escluso ogni forma di soft landing per i lavoratori, anche per chi ha più di 59 anni.
Reazioni delle istituzioni e richieste dei sindacati
La Prefettura di Genova, guidata dalla prefetta Cinzia Torraco, ha tentato di mediare proponendo ricorso a ammortizzatori sociali e percorsi formativi, ma l’azienda ha risposto con un no categorico, motivando la decisione con bilanci in rosso e un “scarso investimento” in Italia. Parallelamente, la città e la Regione Liguria hanno chiesto di far parte del tavolo. La richiesta di escludere comune e regione è stata respinta dal sindaco Silvia Salis, che ha definito l’atteggiamento di Ericsson un “grave sgarbo istituzionale” e ha promesso il supporto continuo alle famiglie coinvolte.
Le dichiarazioni dei dirigenti locali
Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha accolto con soddisfazione l’apertura del ministro Urso a convocare un tavolo nazionale, sottolineando l’importanza di una risposta tempestiva per “evitare che la nostra città diventi residuale”. Inoltre, il Comune di Genova, attraverso l’assessore Emilio Robotti, ha accettato di fare un passo indietro sul tavolo per consentire la prosecuzione dei colloqui, sostenendo però la necessità di garanzie assolute sulla tutela dei dipendenti.
Prospettive future: tavolo nazionale e intervento del governo
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha fissato un nuovo incontro per lunedì 5 ottobre alle 16:30, dove saranno presenti rappresentanti di Ericsson, le istituzioni locali e le sigle sindacali. L’obiettivo dichiarato è quello di valutare la sostenibilità dell’attività dell’impianto e le prospettive occupazionali, con l’eventualità di coinvolgere il governo nazionale per bloccare i licenziamenti prima della scadenza dei termini legali. Le parti chiedono espressamente che il tavolo nazionale includa i vertici svedesi di Ericsson, il governo italiano e le organizzazioni sindacali, affinché si possa trovare una soluzione che salvaguardi le 131 famiglie colpite.
Nel frattempo, i sindacati hanno confermato l’intenzione di continuare la mobilitazione, con ulteriori scioperi e azioni di pressione. La situazione resta delicata: se Ericsson persisterà nella decisione di chiudere i posti entro dicembre, centinaia di lavoratori altamente qualificati, molti prossimi alla pensione, rischieranno di perdere non solo il lavoro ma anche la possibilità di usufruire di percorsi di ricollocazione o di formazione professionale.



