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Sciopero ex Ilva: manifestazione, blocchi stradali e tensioni a Genova

Lunedì 12 ottobre i lavoratori ex Ilva hanno bloccato le strade di Genova e si sono accampati davanti alla Prefettura, chiedendo la continuità della produzione.

Sciopero ex Ilva: manifestazione, blocchi stradali e tensioni a Genova

Il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva ha preso il via lunedì 12 ottobre nella mattina di Genova, trasformando le vie del centro in un itinerario di protesta che ha coinvolto centinaia di dipendenti e della filiera. Dopo una riunione preliminare presso il presidio permanente davanti alla Prefettura la manifestazione è scesa lungo la strada Guido Rossa, per poi proseguire verso via Cornigliano, largo Jurse, via Degola e infine via Cantore, dove i manifestanti hanno bloccato l’accesso al Gobetti occupato. La chiusura è stata estesa alla via Roma, creando un’interruzione del traffico che è durata l’intera giornata, con le autorità che hanno disposto deviazioni temporanee.

Accampamento davanti alla Prefettura e richieste di continuità

Intorno alle otto del mattino, i lavoratori hanno raggiunto la zona di Piazza Corvetto, dove, sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine, hanno montato tende da campeggio per rimanere sul posto fino a ottenere risposte concrete. Armando Palombo, responsabile della RSU Fiom CGIL, ha dichiarato che l’accampamento era una risposta al dispiegamento di veicoli blindati destinati a proteggere l’ingresso della Prefettura. Nonostante la successiva rimozione dei blindati, i sindacati hanno invitato i manifestanti a mantenere la posizione, sottolineando che il loro obiettivo è la continuità della produzione dell’impianto e il rifiuto di un blocco previsto per il 15 novembre.

Interventi delle istituzioni locali

La sindaca di Genova, silvia salis, ha tenuto un discorso davanti al corteo, rimarcando che “lo stabilimento è fondamentale per l’economia cittadina e la chiusura al 15 novembre creerebbe uno scenario di disoccupazione insostenibile”. Anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha espresso il proprio sostegno, affermando che “non vogliamo la chiusura della fabbrica, perché il prodotto è molto richiesto a livello globale”. Dal canto suo, Alessandro Pagano, segretario della Camera del Lavoro di Genova, ha chiesto il ritiro della “lettera” dei commissari, ritenuta ingiusta, e la pubblicazione di un piano industriale chiaro per garantire la produzione.

Ripercussioni sulla mobilità e collegamenti con Taranto

Il blocco delle arterie genovesi ha causato la chiusura completa di via Roma e di altre vie di transito, costringendo gli uffici comunali a modificare gli orari di lavoro e i residenti a ricorrere a percorsi alternativi. Nella stessa giornata, a Taranto, operai dell’ex Ilva hanno mantenuto i presidi sulla statale 7 Appia, la 106 Jonica e ai varchi della Raffineria Eni, consentendo il passaggio di autocisterne per il rifornimento di gasolio destinato ai mezzi pubblici di Kyma Mobilità, che aveva limitato le corse ordinarie a causa della carenza di carburante. Questo gesto ha dimostrato un “senso di responsabilità” da parte dei manifestanti, contribuendo a garantire la continuità del servizio di trasporto pubblico locale.

Il ruolo della Cassazione e il futuro della filiera

Parallelamente alle proteste di strada, l’attenzione è rivolta alla pronuncia della Corte di Cassazione prevista per il 20 ottobre, che sarà determinante per i vincoli giudiziari che gravano sull’intera filiera siderurgica italiana. Il risultato di quella decisione potrà influenzare la possibilità di mantenere attiva la produzione nell’area nord, dove sospensione temporanea è stata annunciata da Acciaierie d’Italia, amministrazione straordinaria, a partire dal 15 novembre.

La manifestazione di Genova ha dimostrato la determinazione dei lavoratori ex Ilva a difendere il proprio posto di lavoro, sostenuti da sindaci, presidenti regionali e rappresentanti sindacali, mentre le autorità cercano di evitare un blocco totale della produzione. Le prossime settimane saranno cruciali: la decisione della Cassazione, le eventuali negoziazioni con il governo e le pressioni economiche su scala nazionale definiranno se l’impianto rimarrà operativo o se verrà attuata la sospensione prevista.

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