Il gruppo siderurgico Acciaierie d’Italia attualmente in amministrazione straordinaria, ha comunicato la sospensione temporanea della produzione negli impianti ex Ilva di Genova e Novi Ligure. La chiusura, prevista entro il 15 novembre, è la conseguenza diretta di un provvedimento della Corte d’appello di Milano che ha colpito l’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La notizia, diffusa attraverso una comunicazione ufficiale inviata a prefetti, enti locali e forze dell’ordine, segna un nuovo capitolo nella crisi che affligge da tempo l’intero comparto siderurgico italiano.
La sentenza della Corte d’appello e le ripercussioni sull’area a caldo di Taranto
Il 5 ottobre la Corte d’appello di Milano ha respinto la richiesta di Acciaierie d’Italia di sospendere il provvedimento che imponeva la chiusura dell’area a caldo di Taranto entro novanta giorni. Il giudice ha confermato la decisione di primo grado, obbligando l’azienda a mettere in hot stand-by gli impianti entro la fine di ottobre. A partire dal 9 ottobre le attività produttive dell’area a caldo sono state interrotte, con la possibilità di emissioni visibili monitorate dagli organi di vigilanza ambientale. Tale interruzione ha immediatamente minato la catena di approvvigionamento dei siti liguri, poiché gran parte del materiale lavorato a Genova e Novi Ligure proviene dal ferro di Taranto.
Reazioni istituzionali e prospettive per gli operai
I sindaci Silvia Salis di Genova e Rocchino Muliere di Novi Ligure hanno definito la decisione di chiusura “inaccettabile” e hanno avvertito che una serrata rappresenterebbe una prospettiva insostenibile per i lavoratori, le famiglie e le economie locali. In una nota congiunta hanno sottolineato che i continui ritardi nella vendita dell’ex Ilva non possono più gravare sui dipendenti. Parallelamente, le organizzazioni sindacali, rappresentate dal segretario generale della Fiom-CGIL Michele de Palma, hanno denunciato l’esclusione dalle prime comunicazioni e hanno chiesto un intervento urgente per evitare la perdita dei posti di lavoro.
Tavolo a Palazzo Chigi e proposte di tutela
Il 10 ottobre a Palazzo Chigi è stato riaperto il tavolo di confronto tra governo, rappresentanti sindacali e i commissari dell’ex Ilva. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato l’intenzione di presentare un decreto-legge contenente misure di tutela sociale, tra cui l’attivazione di ammortizzatori sociali e una forma di cassa integrazione orientata alla continuità produttiva. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito la volontà di sostenere la transizione verso la produzione di acciaio green prevedendo l’installazione di impianti DRI e forni elettrici, a condizione che venga definito un piano industriale credibile.
Nel frattempo, il 20 ottobre la Cassazione deve pronunciare sul ricorso presentato da Acciaierie d’Italia e Ilva contro il provvedimento della Corte d’appello. La decisione della Suprema Corte avrà un impatto decisivo sulla sostenibilità dell’intera operatività del gruppo e potrà influenzare la tempistica di eventuali riaperture o di una chiusura definitiva degli impianti.
Impatto sulla filiera e sulle realtà locali
La chiusura di Genova e Novi Ligure interrompe la catena di valore che collega l’area a caldo di Taranto alle officine di trasformazione del nord-ovest. I fornitori di materie prime, i trasportatori e le attività di sub-contracting hanno già segnalato ritardi nei pagamenti, con il rischio di creare ulteriori debiti e compromettere la continuità di altre imprese del territorio. Le amministrazioni comunali hanno lanciato un appello per ottenere fondi di emergenza e per garantire che le famiglie dei dipendenti non subiscano un calo improvviso del tenore di vita.
Le prossime settimane saranno dominate dalle decisioni giudiziarie della Cassazione e dalle prossime deliberazioni parlamentari, mentre le parti sociali e le istituzioni continuano a cercare una risposta capace di coniugare la tutela dei lavoratori con la necessità di una ristrutturazione industriale sostenibile.



