La procura di Genova è in lutto per la scomparsa di Massimo Terrile, il magistrato che più di altri ha ricostruito l’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. È morto il 18 maggio a Genova all’età di 72 anni dopo una malattia prolungata; aveva lasciato il servizio per raggiunti limiti di età nell’ottobre del 2026, dopo 44 anni di attività professionale. Nel corso della sua carriera Terrile si era distinto come pubblico ministero capace di seguire complessi dossier penali con metodo e tenacia.
Negli ultimi anni prima del pensionamento aveva concentrato le sue energie sull’imponente inchiesta successiva alla tragedia del 14 agosto 2018, che costò la vita a 43 persone. Anche dopo aver formalmente concluso il servizio ha continuato a collaborare con i colleghi, offrendo una consulenza a titolo gratuito e mettendo a disposizione sapere e memoria processuale fino a poche settimane prima della sua morte.
Un percorso professionale segnato da impegni difficili
La carriera di Terrile fu caratterizzata dall’impegno su temi come il malaffare nella pubblica amministrazione, la corruzione e la criminalità organizzata. Scelse di dedicarsi prevalentemente al ruolo di pm, rinunciando a incarichi direttivi che spesso i colleghi perseguono per ambizione o comodità. Questo orientamento professionale gli permise di accumulare esperienza sul campo e di diventare un punto di riferimento per l’ufficio, non solo per le competenze giuridiche ma anche per l’approccio metodico con cui affrontava le indagini.
Il metodo d’indagine
Il lavoro di Terrile si distinguava per una cura certosina della documentazione: fu autore della prima memoria processuale di quell’inchiesta, un elaborato di migliaia di pagine che ricompose fatti, responsabilità e profili di reato. La memoria rappresentò il primo tentativo organico di tradurre in accusa gli esiti investigativi e permise la formulazione delle imputazioni poi portate in dibattimento. Accanto a lui operarono i colleghi Walter Cotugno e Marco Airoldi, con cui condivise l’onere di coordinare gli accertamenti.
Il ruolo nella vicenda del Ponte Morandi
Il crollo del Ponte Morandi rimane la pagina più dolorosa della recente storia cittadina e l’inchiesta ad esso collegata occupò Terrile in modo preponderante negli ultimi sei anni di attività prima del pensionamento. La sua dedizione alla ricostruzione dei fatti fu percepita all’interno dell’ufficio come un lavoro di montaggio paziente: raccogliere documenti, sentire testimoni, elaborare ricostruzioni tecniche e giuridiche fu un compito che richiese non soltanto competenza ma anche forza morale nel fronteggiare una tragedia collettiva.
Conseguenze processuali e il seguito
L’inchiesta ha portato alla costituzione di un vasto procedimento con numerosi imputati e ha avviato un percorso giudiziario destinato a chiarire responsabilità e omissioni. Terrile non visse per vedere l’esito completo di quel processo: pur essendo tra gli artefici dell’impianto accusatorio, la sua attività si concluse formalmente con la pensione e poi, in forma volontaria, con il supporto consulenziale agli uffici che hanno proseguito l’azione giudiziaria.
Il cordoglio e l’eredità
La notizia della scomparsa ha suscitato cordoglio nella magistratura genovese e nell’Associazione Nazionale Magistrati: molti colleghi hanno ricordato in questi giorni la sua preparazione giuridica e la disponibilità nei confronti dei più giovani. L’eredità professionale di Terrile si misura non solo nelle indagini concluse ma anche nella testimonianza di etica e rigore che ha lasciato a chi proseguirà il lavoro.
La famiglia e il futuro
Terrile lascia la figlia Valentina, anch’essa pubblico ministero: dopo essere in servizio a Pavia, prenderà servizio alla procura di Genova a giugno. Questo cambio rappresenta per molti un segno della continuità professionale e umana all’interno dell’ufficio: la memoria dei processi e delle persone che li hanno condotti rimane viva nella comunità giudiziaria.
La scomparsa di Terrile segue, nelle stesse settimane, altri lutti che hanno colpito il palazzo di giustizia, sottolineando la transizione generazionale e l’importanza di trasmettere competenze e valori. Nel ricordo collettivo, il suo nome resterà legato in modo indissolubile all’inchiesta sul Ponte Morandi e all’immagine del magistrato che affronta i casi complessi con metodo e dedizione, offrendo fino all’ultimo la propria esperienza come strumento a servizio della giustizia.