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Rientro delle salme a Malpensa: autopsie previste dopo la tragedia alle Maldive

Le salme di quattro persone, tra cui docenti e neolaureati dell'Università di Genova, arriveranno a Malpensa e saranno sottoposte ad autopsia per ricostruire i fatti nell'atollo di Vaavu

Rientro delle salme a Malpensa: autopsie previste dopo la tragedia alle Maldive

È previsto per domani l’arrivo all’aeroporto di Malpensa delle salme di quattro persone coinvolte nella tragedia subacquea alle Maldive. Il volo di rientro sarà operato da Turkish Airlines e il trasferimento delle bare rappresenta solo la prima fase delle procedure successive: è stata già disposta l’autopsia sui corpi per cercare elementi che possano chiarire le circostanze della morte nell’atollo di Vaavu. In questa fase iniziale le autorità mantengono riservatezza e coordinamento con le famiglie coinvolte, mentre gli esperti si preparano agli accertamenti medico-legali.

Rientro e prime procedure aeroportuali

Al momento dello sbarco saranno svolte le consuete operazioni di accoglienza e controllo: il personale sanitario e le forze dell’ordine vigileranno sulle formalità di rito, mentre i familiari riceveranno comunicazioni ufficiali sulle modalità del trasferimento. La scelta di far arrivare le spoglie a Malpensa è legata sia alla logistica dei voli internazionali sia alla necessità di eseguire gli esami in strutture attrezzate. Il trasferimento richiederà inoltre l’intervento delle autorità consolari che hanno seguito il caso dall’estero per garantire la corretta gestione delle pratiche e il rispetto della dignità dei defunti.

Accoglienza e fase burocratica

Dal punto di vista amministrativo la procedura comprende il disbrigo di documenti per il rimpatrio e l’apertura delle pratiche per l’autopsia richiesta dall’autorità giudiziaria competente. I percorsi sanitari e legali sono distinti ma coordinati: mentre il personale medico-legale si prepara agli esami, gli uffici consolari e le forze dell’ordine raccolgono atti e rapporti per ricostruire la dinamica. È fondamentale assicurare alle famiglie un flusso informativo chiaro e continuo, sia per motivi umanitari sia per la preparazione degli atti tecnici necessari alle indagini.

L’autopsia: cosa è prevista e perché è cruciale

L’esame autoptico rappresenta il passaggio cardine per determinare le cause della morte e per formulare ipotesi investigative. Le analisi comprenderanno ispezione esterna e interna, esami istologici e tossicologici, e permetteranno di verificare eventuali segni compatibili con incidenti da immersione, eventi cardiovascolari o altre circostanze. L’obiettivo è ottenere elementi oggettivi che possano indirizzare le autorità verso una ricostruzione accurata della vicenda verificatasi nell’atollo di Vaavu, evitando congetture e assicurando rigore scientifico.

Cosa potrà chiarire l’esame autoptico

Attraverso l’autopsia si potrà capire se le lesioni osservabili sono coerenti con problematiche tipiche delle immersioni, come l’embolia gassosa o il barotrauma, oppure se emergono altri fattori come condizioni mediche pregresse o avvelenamento. Gli esami tossicologici inoltre sono in grado di rilevare la presenza di sostanze che possano aver inciso sulle capacità fisiche e cognitive dei sommersi. Sarà importante confrontare i dati clinici con i resoconti di bordo e le testimonianze raccolte durante le fasi di recupero per ottenere un quadro completo.

Il caso di Gianluca Benedetti

Il primo corpo sul quale verrà effettuata l’autopsia è quello di Gianluca Benedetti, il capobarca di 44 anni originario di Padova, la cui salma era stata recuperata per prima. Per la sua autopsia è stata fissata la data di lunedì, data in cui i periti effettueranno approfondimenti mirati anche su eventuali reperti clinici e strumentali disponibili. L’attenzione su Benedetti è particolarmente alta perché il ruolo di capobarca implica responsabilità operative durante le immersioni e potrebbe fornire elementi utili alla ricostruzione della dinamica.

Coordinamento internazionale e prospettive per le famiglie

Le indagini richiederanno collaborazione tra autorità italiane e autorità locali delle Maldive per ottenere documentazione e referti effettuati sul posto. Le famiglie delle vittime, tra cui la docente Monica Montefalcone dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino di Unige e il neolaureato Federico Gualtieri, sono stati informati delle procedure e verranno sostenuti con informazioni chiare e assistenza. In caso di riscontri particolari dagli esami, le autorità comunicheranno i risultati secondo le modalità previste dalla legge, garantendo trasparenza e tutela dei diritti.

Nel prosieguo delle attività gli esiti delle autopsie saranno determinanti per capire le cause della tragedia nell’atollo di Vaavu e per stabilire eventuali responsabilità. Fino a quel momento rimangono aperti molti interrogativi, mentre la priorità resta il rispetto per i defunti e la necessità di fornire risposte certe alle famiglie, nell’ambito di una procedura che coniuga aspetti tecnici, legali e umanitari.

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