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Nuova diga di Genova: scoperta rete di sfruttamento lavorativo

Otto arresti per caporalato nel cantiere della nuova diga foranea di Genova. Scoperte gravi irregolarità e sfruttamento lavorativo.

Nuova diga di Genova: scoperta rete di sfruttamento lavorativo

Un’operazione congiunta dei carabinieri e dell’ispettorato del lavoro ha portato all’arresto di otto persone e al sequestro di 227mila euro nel cantiere della nuova diga foranea di Genova. L’indagine, partita da un intervento nel maggio dello scorso anno, ha portato alla luce un sistema di sfruttamento lavorativo che coinvolgeva lavoratori stranieri.

L’indagine e gli arresti

L’operazione, denominata ‘Punjabi’, è scattata nelle prime ore del 26 giugno 2026. Otto persone, sette indiani e un pakistano, sono state arrestate con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le indagini hanno coinvolto due società, una di Genova e una di Brescia, che sono state poste sotto controllo giudiziario.

I lavoratori, reclutati tra i connazionali dei titolari delle società, erano costretti a restituire una parte significativa del loro stipendio e a vivere in condizioni disumane. Alcuni di loro hanno denunciato di essere stati costretti a pagare per i dispositivi di protezione individuale e per l’affitto di alloggi sovraffollati.

Le condizioni di lavoro

Le testimonianze raccolte dai carabinieri hanno rivelato condizioni di lavoro inaccettabili. I lavoratori erano alloggiati in appartamenti sovraffollati, con fino a 30 persone per unità abitativa. Molti di loro non parlavano italiano e erano privi di formazione adeguata. Alcuni hanno dichiarato di essere stati costretti a restituire tra il 40 e il 60% del loro stipendio ai ‘caporali’.

Le indagini hanno anche portato alla luce la falsificazione di documenti di formazione sulla sicurezza. Le società coinvolte avrebbero emesso falsi certificati per i lavoratori, mettendo a rischio la loro sicurezza e quella degli altri operai del cantiere.

Le reazioni delle istituzioni

La Fillea Cgil ha espresso soddisfazione per gli arresti, ma ha anche criticato la mancanza di controlli preventivi. Il segretario generale Antonio Di Franco ha dichiarato che il sindacato aveva già denunciato irregolarità negli appalti per la costruzione dei cassoni della diga.

“Avevamo organizzato un incontro per l’intesa, ancora non raggiunta, per l’ammortizzatore sociale e quindi un presidio il 22 maggio sotto la Regione per avere rassicurazioni sulla ricollocazione. Nonostante le rassicurazioni del presidente Bucci gli edili oggi attendono ancora il pagamento delle retribuzioni e un nuovo impiego”, ha affermato Di Franco.

Il Partito Democratico ha chiesto chiarezza immediata al presidente della Regione Liguria Marco Bucci, commissario straordinario per la realizzazione della nuova diga foranea. I consiglieri comunali del Pd hanno espresso preoccupazione per gli arresti e hanno chiesto la convocazione urgente della commissione consiliare competente.

Anche Avs e M5s hanno chiesto una presa di posizione da parte delle istituzioni. Selena Candia e Jan Casella di Avs hanno definito la situazione “scandalosa” e hanno chiesto alla Regione di rispondere con fatti concreti.

Le dichiarazioni delle autorità

Carlo De Simone, sub-commissario per la ricostruzione di Genova, ha dichiarato che sono stati implementati protocolli di legalità sin dall’avvio dei lavori. “Indipendentemente dai fatti odierni — rispetto ai quali ogni controllo è benvenuto — opera stabilmente un tavolo tecnico che riunisce periodicamente la Prefettura di Genova, la Struttura Commissariale e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale”, ha affermato De Simone.

Le indagini della Procura di Savona hanno confermato l’elevato livello di attenzione necessario per contrastare il fenomeno del caporalato nei cantieri italiani. La Fillea Cgil ha chiesto norme più stringenti e controlli più efficaci per prevenire simili situazioni in futuro.

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