Genova ha risposto con una forte mobilitazione alla tragica morte di Fakir Abderrahim il 42enne di origini marocchine deceduto a Bologna durante un intervento della polizia. La città ligure ha visto convergere in piazza Caricamento oltre 300 persone, riunite dal sindacato Si Cobas per chiedere verità e giustizia per un uomo che viveva in Italia da oltre 30 anni.
La protesta in piazza Caricamento: striscioni e fotomontaggi
Il presidio, organizzato con precisione in piazza Caricamento nei pressi della statua di Raffaele Rubattino ha visto la partecipazione di diverse sigle e movimenti, tra cui Potere al PopoloCambiare Rotta e Ora. Gli striscioni esposti portavano messaggi forti e diretti: “Contro la violenza di Stato e padroni organizzare la resistenza. Fakir vive” e “Basta razzismo e sfruttamento. Basta paura. Verità e giustizia per Fakir Abderrahim“.
Uno degli elementi più significativi della manifestazione è stato un fotomontaggio che accostava le immagini di Fakir Abderrahim e Carlo Giuliani il giovane ucciso durante gli scontri del G8 di Genova nel 2001. Questo accostamento simbolico ha sottolineato il legame tra le lotte sociali di allora e quelle di oggi, evidenziando come la violenza istituzionale continui a essere un problema urgente.
La morte di Fakir Abderrahim e le polemiche
Fakir Abderrahim è morto il 19 luglio durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna. Lavorava nel settore della logistica e viveva in Italia da quando aveva sette anni. La sua morte ha scatenato indagini da parte della procura e ha suscitato forte indignazione, culminata in una manifestazione a Bologna degenerata in scontri e tafferugli.
Il sindaco di BolognaMatteo Lepore è finito al centro della bufera, mentre la sindaca di Genovasilvia salis ha firmato un appello a sostegno del collega bolognese, insieme ad altri amministratori italiani di centrosinistra. Questo gesto ha suscitato critiche durante la manifestazione, dove sono stati lanciati fischi e contestazioni verso Salis, accusata di aver richiesto maggiore presenza della polizia al governo.
Il corteo e i richiami ad altre vittime
Il presidio si è trasformato in un corteo che ha attraversato le vie del centro cittadino, arrivando fino a piazza De Ferrari. Durante il percorso, i manifestanti hanno gridato slogan come “Giustizia per Fakir” e “Precarietà, guerra e lutto, pagherete caro, pagherete tutto“. Il corteo ha fatto una sosta sotto il comando di polizia di piazza Matteotti dove sono stati ricordati anche altri casi di violenza istituzionale.
Tra i nomi evocati durante la manifestazione ci sono quelli di Jefferson Tomalà ucciso durante un trattamento sanitario obbligatorio, e Elton Bani deceduto il 17 a seguito di colpi di taser esplosi da carabinieri durante un intervento a Sant’Olcese. Questi richiami hanno sottolineato la continuità di un sistema che, secondo i manifestanti, sfrutta e reprime.
La manifestazione ha anche criticato il cosiddetto “campo largo” come una “finta alternativa” e “connivente alla deriva di controllo e sfruttamento“. I partecipanti hanno denunciato una strategia di divisione tra lavoratori, mentre i padroni continuano a fare affari e politiche di guerra nel nome del capitale.



