Recco si è trasformata in un palcoscenico di luce e suono per la tradizionale Sagra del Fuoco un evento che unisce devozione religiosacompetizione tra quartieri e spettacolo pirotecnico in un’unica notte indimenticabile. Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e l’assessore Luca Lombardi hanno partecipato alla serata conclusiva, sottolineando il valore culturale e comunitario di questa ricorrenza.
Una tradizione che attraversa i secoli
La Sagra del Fuoco, legata ai festeggiamenti in onore di Nostra Signora del Suffragio ha radici profonde nella storia di Recco. Le prime testimonianze risalgono al Cinquecento, ma è nel 1824 che la festa assume un significato ancora più solenne con l’incoronazione della Madonna. La tradizione è sopravvissuta a guerre e bombardamenti, diventando un simbolo di resilienza e unità per la comunità recchelina.
I mascoli: il cuore della tradizione
Uno degli elementi più caratteristici della Sagra del Fuoco sono i mascoli cilindri metallici caricati con polvere nera che, disposti in successione, creano una sequenza di esplosioni. Questo rituale, noto come ‘riga’, culmina nel ‘riondino’, un crescendo di scoppi che lascia il pubblico senza fiato. La preparazione dei mascoli è un’arte tramandata di generazione in generazione, con volontari che si formano per garantire la sicurezza e la spettacolarità dello show.
La competizione tra i quartieri
La festa è animata dalla competizione tra i sette quartieri storici di Recco: Bastia, Collodari, Liceto, Ponte, San Martino, Spiaggia e Verzemma. Ogni quartiere ha i propri colori, simboli e una storia unica, ma tutti condividono la passione per questa tradizione. Le sparate dei mascoli e gli spettacoli pirotecnici sono il frutto di mesi di preparazione, con volontari che lavorano instancabilmente per offrire uno show sempre più spettacolare.
La festa che sopravvisse alla guerra
Uno dei capitoli più significativi della storia della Sagra del Fuoco è legato alla Seconda guerra mondiale. Nonostante i bombardamenti che rasero al suolo gran parte di Recco, la festa non scomparve. Nel 1944, con il Santuario danneggiato, le celebrazioni si svolsero in una villa, e la statua della Madonna fu messa al sicuro in un rifugio. I recchelini, anche sfollati, tornarono in città per partecipare alla ricorrenza. Negli anni successivi, i componenti dei quartieri arrivarono a spalare le macerie per raccogliere denaro e finanziare i fuochi, trasformando la festa in un simbolo di rinascita.
La Sagra del Fuoco è molto più di uno spettacolo: è una tradizione che unisce generazioni, custodisce la storia di Recco e continua a vivere e rinnovarsi nel presente. Come ha sottolineato il presidente Bucci, ‘è questo il valore più bello delle nostre tradizioni: appartengono alla nostra storia, ma continuano a coinvolgere le comunità e a richiamare ogni anno migliaia di persone.’


