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Nuove indagini sulla morte di Francesca Tuscano dopo il vaccino AstraZeneca

La gip Angela Nutini ha respinto la richiesta di archiviazione e disposto quattro mesi di indagini supplementari sul decesso di Francesca Tuscano, con accertamenti su consenso informato, scelte tecniche e potenziali responsabilità nella campagna vaccinale

Nuove indagini sulla morte di Francesca Tuscano dopo il vaccino AstraZeneca

La magistratura di Genova ha riaperto un fascicolo che era vicino all’archiviazione: la gip Angela Nutini ha disposto ulteriori indagini sulla morte di Francesca Tuscano, insegnante di 32 anni deceduta il 4 aprile 2026 per una trombosi cerebrale circa due settimane dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca. Dopo due richieste di archiviazione presentate dal pm Giuseppe Longo, la giudice ha ritenuto necessario approfondire aspetti organizzativi e decisionali legati alla campagna vaccinale, su sollecitazione dei legali dei familiari. L’ordinanza mira a chiarire se comportamenti omissivi o scelte tecniche abbiano avuto un’incidenza causale sulla tragedia.

I familiari, assistiti dagli avvocati Tatiana Massara, Federico Bertorello e Salvatore Bottiglieri, si erano opposti all’archiviazione sostenendo che non fossero stati esplorati tutti i livelli decisionali. La gip ha concesso un termine di quattro mesi per svolgere nuove attività investigative, con l’obiettivo di individuare eventuali responsabilità nell’implementazione della campagna vaccinale con AstraZeneca. È noto che l’Asl aveva già riconosciuto un nesso per risarcire la famiglia, ma l’attenzione ora si sposta su chi a livello centrale decise sulla ripresa delle somministrazioni e sulle informazioni fornite ai cittadini.

Gli elementi che la gip vuole verificare

Tra i punti indicati nell’ordinanza emerge il tema del consenso informato e delle informazioni a disposizione al momento della vaccinazione. La documentazione mostra che la somministrazione a Francesca è avvenuta il 22 marzo 2026, mentre il modulo aggiornato dal Ministero della Salute è datato 25 marzo 2026. La giudice sottolinea che nel modulo firmato dalla vittima compariva la dicitura che negli studi clinici non erano stati osservati decessi correlati alla vaccinazione, in contrasto con i segnali pubblici già emersi da Ema. La questione cruciale è se la donna abbia potuto esercitare un libero e informato consenso, o se sia stata privata della possibilità di una scelta consapevole.

Il problema del consenso informato

Il controllo sul consenso informato include l’analisi del testo consegnato ai vaccinandi e dei tempi di aggiornamento dei moduli. La gip chiede di accertare se le informazioni sui rischi, incluse le possibili manifestazioni di eventi trombotici e i segnali di allarme, fossero disponibili e adeguatamente comunicate. In assenza di tali dettagli, la paziente non avrebbe potuto riconoscere sintomi come mal di testa intenso, alterazioni visive o ecchimosi e quindi non avrebbe potuto rivolgersi tempestivamente a cure appropriate. La verifica mira a stabilire se ci sia stata una lesione del diritto a un consenso libero e informato.

Le evidenze scientifiche e i fattori di rischio

La gip richiama anche la letteratura e le valutazioni dell’epoca: l’Ema aveva segnalato rari casi di trombosi, soprattutto tra le donne under 55, e si conosceva che l’uso di estroprogestinici comporta un aumento del rischio trombotico. La richiesta è quella di verificare se, alla luce di questi elementi, fosse esigibile una condotta più prudente, come l’esclusione di fasce di popolazione femminile con fattori di rischio specifici. L’indagine dovrà inoltre quantificare la disponibilità di alternative a mRNA in quel periodo per valutare la praticabilità di scelte diverse.

Raccolta di testimonianze e possibile estensione a altre vittime

La gip ha disposto l’audizione di persone vicine alla vittima per ricostruire eventuali sintomi comparsi nei giorni successivi alla vaccinazione. L’obiettivo è verificare se i segnali compatibili con complicanze tromboemboliche fossero presenti e non adeguatamente rilevati o collegati al vaccino. Se emergessero profili di responsabilità penale, l’indagine dovrà essere estesa per verificare l’esistenza di ulteriori eventi avversi, letali o meno, riconducibili a dinamiche simili. In questo ambito la procura dovrà valutare altre situazioni sospette, pur tenendo conto che casi come quello di Camilla Canepa erano stati in passato approfonditi con esiti differenti.

Organizzazione, bilanciamento rischi-benefici e responsabilità

Un nodo centrale riguarda la catena di comando e le decisioni tecnico-politiche che hanno portato a riprendere le somministrazioni di AstraZeneca a donne giovani il 19 marzo 2026. La gip cita i dibattiti del Comitato Tecnico Scientifico e le dichiarazioni pubbliche di alcuni esperti, sollevando la necessità di valutare se le determinazioni siano state guidate da rigorose evidenze scientifiche o da altri fattori. La ricostruzione dovrà chiarire se errori organizzativi o valutazioni incompiute abbiano inciso sul profilo di sicurezza della campagna vaccinale e sulla responsabilità di chi ha gestito le scelte.

La nuova fase istruttoria, fissata per quattro mesi, è diretta a fornire un quadro più completo delle responsabilità e dei fatti. Gli sviluppi potranno portare all’individuazione di profili penalmente rilevanti o, al contrario, alla conferma dell’assenza di condotte colpose da parte degli operatori che hanno somministrato il vaccino. Indipendentemente dall’esito, l’approfondimento voluto dalla gip Angela Nutini conferma la volontà della magistratura di ricostruire in modo integrale le circostanze che hanno portato alla morte di Francesca Tuscano.

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