Il piano regolatore portuale è stato presentato stamattina al Comune di Genova, nell’ambito di un incontro tenutosi a Palazzo San Giorgio. Alla tavola erano presenti il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, la sindaca Silvia Salis, membri della giunta comunale e i delegati dei diversi Municipi.
Durante la riunione sono state esposte le prime ipotesi di crescita per il porto di Pra’ unitamente a due proposte per il ricollocamento dei depositi chimici di Multedo. Gli scenari proposti coincidono con la necessità di garantire competitività al porto nei prossimi venti anni, senza trascurare gli impatti sulla cittadinanza.
Tre scenari di ampliamento per il bacino di Pra’
Il documento preliminare individua tre configurazioni distinte. La prima prevede la creazione di due terrapieni non banchinati a ponente, destinati a ospitare attività operative limitate e lo stoccaggio dei container vuoti. Questo intervento libererebbe spazi prossimi al centro urbano e al Parco delle Dune, ampliando le aree verdi e installando terrazze panoramiche e pontili sul Canale di Calma.
Scenario più ambizioso: riempimento a mare e nuova marina
Il secondo modello, valutato più favorevolmente da alcuni stakeholder, propone un nuovo riempimento a mare nella zona attualmente non banchinabile, con l’obiettivo di realizzare una marina a ponente e di mettere a disposizione nuovi spazi per la cantieristica. L’operazione richiederebbe la costruzione o l’estensione di una diga, richiamando la logica già inserita nella precedente “visione Genova 20230”.
Ipotesi minima: riempimenti ridotti
L’ultima alternativa è più contenuta: modesti riempimenti privi di banchinamento con un’ingombro nettamente inferiore rispetto a quello previsto dall’attuale piano. Questa proposta intende limitare l’impatto visivo e ambientale, mantenendo però una certa capacità di crescita.
Ricollocazione dei depositi chimici di Multedo
Parallelamente, l’AdSP ha messo sul tavolo due soluzioni per lo spostamento dei depositi chimici. La prima consiste nella costruzione di nuovi serbatoi interrati nell’area attualmente occupata da Porto Petroli. La seconda ipotesi, più innovativa, prevede la realizzazione di un polo energetico nel bacino di ponente, integrato da una grande banchina e dalle infrastrutture logistiche necessarie, con la gestione affidata ai concessionari portuali.
Infrastrutture complementari e impatti sul territorio
Tra le novità previste vi è la nuova Diga Foranea che consentirebbe di prolungare a 360 metri un bacino già esistente destinato alle riparazioni navali, oltre all’ampliamento della darsena del Waterfront di Levante per la nautica. Parallelamente, sono in progetto percorsi ciclopedonali in quota che collegheranno il Parco della Lanterna con la “Sopraelevata” e il Tunnel Subportuale, creando collegamenti diretti tra città e zona portuale.
Il presidente Paroli ha sottolineato l’importanza di valutare gli spazi “in prospettiva”, spiegando che il piano non può limitarsi a descrivere il porto di oggi, ma deve prevedere le necessità di domani per tutelare traffico, occupazione e competitività. Ha inoltre ribadito che eventuali soluzioni per i depositi chimici richiedono il rispetto di criteri tecnici, economici e giuridici, e un dialogo costante con la amministrazione comunale.
Reazioni istituzionali e di cittadini e comitati
La sindaca Silvia Salis ha accolto positivamente il format di confronto, definendolo un “primo momento di illustrazione” fondamentale per raccogliere contributi dal territorio. Tuttavia, vari rappresentanti, tra cui il consigliere Filippo Bruzzone e i comitati del Ponente, hanno espresso forte opposizione a qualsiasi ulteriore riempimento a ponente, temendo aumenti di emissioni e perdita di qualità di vita.
I comitati hanno anche contestato la proposta di spostare i container vuoti su nuovi terrapieni, sostenendo che esiste già un corridoio consolidato per la gestione automatizzata dei container vuoti tra Voltri e Rivalta-Scrivia. La loro posizione è rimasta chiara: “non vogliamo alcun ampliamento dell’attività portuale perché comporterebbe maggiori emissioni”.



