Nel cuore di Genova, al Palazzo Tursi, la sindaca Silvia Salis ha avviato un’iniziativa che potrebbe cambiare il modo in cui gli spettatori vivono le partite di calcio. Dopo le intense discussioni del consiglio comunale sulla destinazione futura dello stadio Ferraris, la magistrata ha deciso di rivolgersi direttamente ai vertici nazionali, inviando una missiva al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al ministro dello Sport Andrea Abodi, al presidente del CONI Luciano Buonfiglio, al presidente della FIGC Giovanni Malagò e alla Lega di Serie A-B-C. L’obiettivo dichiarato è quello di creare un tavolo interministeriale capace di rivedere la vecchia normativa sul free standing termine tecnico che indica gli spalti in piedi certificati per la sicurezza.
La decisione di Salis nasce dalla convinzione che la disciplina attuale, risalente a decenni fa, non rispecchi più le esigenze di un pubblico giovane e dinamico. La sindaca ha infatti sottolineato che la normativa è rimasta immutata dal 1996, mentre in numerosi paesi europei sono già operative le cosiddette zone safe standing. Con il nuovo tavolo, Genova ambisce a diventare capofila di una revisione nazionale, introdurre spazi dove i tifosi possano stare in piedi in piena sicurezza e,
Richiesta di un tavolo interministeriale per la revisione della normativa
Nella lettera, la sindaca Salis ha invitato i responsabili delle istituzioni a confrontarsi per definire una serie di standard moderni. Ha proposto di mettere a punto un quadro normativo che includa il free standing come opzione legale, garantendo al contempo rigorosi criteri di sicurezza e di gestione del flusso di spettatori. L’obiettivo primario è quello di consentire la costruzione di zone safe standing negli stadi genovesi, favorendo un’esperienza più partecipativa e riducendo al contempo i costi legati all’installazione di sedute fisse.
Tra i firmatari della proposta figurano anche rappresentanti della Lega di Serie A, B e C, che hanno espresso il loro sostegno a una normativa più flessibile. Il coinvolgimento di enti come il CONI e la FIGC è considerato fondamentale per garantire che le nuove disposizioni rispettino le regole internazionali e siano applicabili a tutti i livelli agonistici, dal professionistico al dilettantistico. La sindaca ha inoltre evidenziato che, una volta approvato il tavolo, Genova potrebbe avanzare una domanda formale per il riconoscimento delle spazi safe standing a livello nazionale.
Stadio Ferraris: impatto sulla capienza e proposta di riduzione
La questione della capacità del futuro Ferraris è al centro del dibattito. Il progetto avanzato da Genoa e Sampdoria prevede una diminuzione della capienza complessiva da circa 33.200 a 31.600 posti, un decremento apparente di 1.600 posti. Tuttavia, la realtà è più sfumata: attualmente quasi 1.000 posti restano invenduti a causa di problemi di visibilità, il che significa che la riduzione effettiva sarà di soli 600 posti. Questa discrepanza ha provocato una notevole ondata di critiche da parte dei tifosi, che temono una perdita di opportunità di ingresso alle partite.
Numeri chiave e reazioni dei sostenitori
I dati forniti dall’Amministrazione comunale mostrano una capienza teorica di 33.200 spettatori, ma la valutazione tecnica indica che solo 31.600 posti saranno effettivamente utilizzabili una volta completate le modifiche strutturali. L’introduzione delle zone safe standing è vista come una possibile soluzione per recuperare parte della capacità persa, poiché tali aree permettono di ospitare un numero maggiore di tifosi senza l’intervento di sedute tradizionali. L’Associazione club genoani, convocata da Salis al Palazzo Tursi, ha sostenuto con vigore l’idea di trasformare le tribune in spazi di aggregazione dinamica, allineandosi a quanto già sperimentato in Inghilterra, Germania e Svezia.
Il panorama europeo e le prospettive italiane
In Europa, la normativa sul safe standing è stata adottata da diverse leghe nazionali, consentendo la realizzazione di spalti in piedi certificati e monitorati da sistemi di restrizione del flusso di gente. Paesi come Germania e Regno Unito hanno visto un aumento della partecipazione dei tifosi e una diminuzione degli incidenti legati alla congestione. L’Italia, finora, è rimasta legata al decreto del 1996 che esclude gli stadi dalla disciplina, ma la spinta di Genova potrebbe rappresentare il primo passo verso un aggiornamento legislativo. Se il tavolo interministeriale dovesse produrre risultati concreti, altre città potrebbero seguire l’esempio genovese, facendo emergere una nuova era di stadi più sicuri e più coinvolgenti.
La proposta di Silvia Salis, Il prossimo passo sarà la risposta dei ministri Piantedosi e Abodi, nonché la decisione congiunta del CONI, della FIGC e della Lega. Un eventuale accordo potrebbe aprire la strada a una revisione della normativa nazionale, trasformando per sempre l’esperienza dei tifosi genovesi e, potenzialmente, di tutta la penisola.



