Il Consiglio regionale della Liguria ha formalmente accolto una proposta promossa dal gruppo Avs che sollecita la giunta a mettere in pratica la normativa sulla pet therapy nelle strutture ospedaliere. L’atto, discusso e approvato il 28 maggio 2026, punta a superare un ritardo organizzativo che da anni penalizza i pazienti liguri rispetto ad altre regioni, dove programmi strutturati sono già operativi. Nel testo si chiede l’assegnazione di risorse dedicate e l’elaborazione di linee guida chiare per regolamentare ingressi, percorsi terapeutici e responsabilità dei soggetti coinvolti.
La proposta è stata portata avanti grazie all’impegno congiunto della capogruppo regionale Avs, Selena Candia, e della consigliera comunale Francesca Ghio, con delega agli animali, che ha rappresentato le istanze delle associazioni locali attive sul tema. Secondo i proponenti, la misura intende sanare una disparità territoriale: mentre in altre regioni i degenti possono beneficiare di interventi assistiti con gli animali, in Liguria l’offerta è rimasta prevalentemente frammentata e affidata al volontariato.
Perché la pet therapy nei reparti è rilevante
L’interesse verso la pet therapy nasce dalle evidenze che indicano miglioramenti nel benessere psicologico e fisico dei pazienti coinvolti. Gli studi citati nei dibattiti regionali mostrano come la presenza di un animale possa ridurre ansia, abbassare i livelli di stress e favorire l’adesione alle cure, soprattutto in contesti sensibili come geriatria, pediatria e oncologia. È importante ricordare che con il termine pet therapy si intende un insieme di interventi volti a utilizzare il rapporto uomo-animale a scopo terapeutico e riabilitativo, pianificati e condotti da team formati e riconosciuti.
Evidenze e benefici comprovati
Nel corso degli anni numerose ricerche cliniche e osservazionali hanno documentato effetti positivi della presenza animale in ambito sanitario: miglioramento dell’umore, riduzione della percezione del dolore, stimolo delle relazioni sociali e supporto emotivo nei pazienti con fragilità cognitive. L’introduzione di programmi strutturati implica inoltre protocolli per la selezione e la formazione degli animali e degli operatori, nonché misure igienico-sanitarie per tutelare utenti e personale ospedaliero.
Ostacoli attuali e indicazioni della mozione
Nonostante le potenzialità, l’implementazione è frenata da due macrocause individuate dalla mozione: la carenza di fondi specifici e l’assenza di norme applicative dettagliate. Per anni la Regione ha fatto affidamento sul terzo settore — associazioni e volontari — che hanno fornito servizi con professionalità ma senza certezze di continuità. La proposta di Avs richiede ora che la sanità pubblica si assuma la responsabilità di integrare la pet therapy nei percorsi di cura, stanziando risorse e predisponendo un quadro regolatorio operativo.
Proposte operative
Tra le misure suggerite ci sono la definizione di criteri per l’accesso degli animali in corsia, piani di formazione per operatori e volontari, e la previsione di finanziamenti dedicati per sostenere i progetti pilota. L’obiettivo dichiarato è trasformare interventi sporadici in servizi stabili e certificati, monitorati dai dipartimenti di salute della Regione e integrati nei piani di cura ospedalieri.
Impatto sui pazienti e prossime mosse
I promotori sottolineano che per un anziano con demenza, per un bambino in degenza o per una persona sottoposta a terapie oncologiche, poter interagire con un animale significa recuperare routine affettive e un senso di normalità. L’approvazione del provvedimento è stata salutata come un passo verso la dignità del paziente e il miglioramento della qualità dei servizi sanitari. Ora la palla passa alla giunta regionale, chiamata a tradurre l’indicazione politica in interventi concreti: stanziamenti, regolamenti e percorsi di attuazione che renderanno la pet therapy una pratica regolata e sostenibile nel tempo.



