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Passeggiata per la sicurezza: centinaio di genovesi nel cuore storico

Una centinaia di genovesi ha marciato nei vicoli storici chiedendo più sicurezza e denunciando il degrado urbano.

Passeggiata per la sicurezza: centinaio di genovesi nel cuore storico

Venerdì sera, un gruppo di circa un centinaio di persone ha attraversato i più famosi vicoli del centro storico di Genova, organizzando una marcia per la sicurezza. L’iniziativa, promossa dal movimento locale “Angeli del centro storico”, ha lo scopo di ribadire la necessità di una presenza più costante delle forze dell’ordine e di misure concrete contro il degrado e la microcriminalità.

La manifestazione è la seconda organizzata dal collettivo dopo il corteo del 4 luglio, quando residenti e commercianti avevano già espresso il loro malcontento per le condizioni di vita nella zona. Questa volta, l’appello è stato accompagnato da una campagna di visibilità più strutturata, con magliette bianche indossate da tutti i partecipanti e lo slogan “No al degrado, per la sicurezza e la vivibilità”.

Il percorso attraverso i luoghi simbolo del centro storico

Il corteo è partito da Piazza Caricamento, proprio di fronte al Palazzo San Giorgio, per poi snodarsi lungo le strade più caratteristiche: Piazza Banchi, Piazza delle Vigne, Via della Maddalena, Via San Luca, Via del Campo, Piazza Don Gallo, il quartiere del Ghetto, Via Pré e Piazza della Commenda, fino a concludersi alla Stazione Marittima, nei pressi del Ponte dei Mille. Lungo il tragitto, gli organizzatori hanno evidenziato problemi documentati da residenti e commercianti: spaccio di sostanze stupefacenti, furti di piccola entità, rifiuti abbandonati e lampioni non funzionanti.

Ogni tappa è stata accompagnata da brevi interventi dei partecipanti, che hanno sottolineato come la mancanza di una sorveglianza permanente influenzi negativamente la vita quotidiana, riducendo la percezione di sicurezza dei cittadini e scoraggiando l’attività commerciale.

Presenze istituzionali e coinvolgimento della comunità bengalese

Tra i protagonisti sulla via sono stati diversi rappresentanti politici: l’ex assessore alla sicurezza Sergio Gambino, il consigliere della Lega Alessio Bevilacqua, tre membri di Fratelli d’Italia – Alessandra Bianchi, Valeriano Vacalebre e Nicholas Gandolfo – e i rappresentanti di Noi Moderati, Lorenzo Pellerano, Ilaria Cavo (anche deputata) e Alice Salvatore, ex consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, ora alla guida del progetto “Inchiesta Civica”. La loro partecipazione ha voluto dimostrare un impegno congiunto verso le istanze dei residenti.

Un elemento significativo della manifestazione è stato il coinvolgimento della comunità bengalese genovese, che ha preso la parola per denunciare l’abbandono e la diffusione di droga nei propri quartieri. Le loro parole hanno arricchito il dibattito, indicando che la questione della sicurezza non è solo territoriale ma anche legata a dinamiche sociali più ampie.

Critiche del collettivo “Centro storico 124”

Nel pomeriggio precedente alla marcia, il collettivo “Centro storico 124” aveva affisso un cartello in Via della Maddalena con la frase: “La droga vive nell’abbandono, il proibizionismo la nasconde”. In un post su Instagram, il gruppo ha preso le distanze dalla manifestazione, definendola una risposta “puramente securitaria e repressiva”. Secondo i loro sostenitori, le cause di degrado sono radicate in problemi istituzionali, come la carenza di servizi sanitari, la gestione delle case popolari, la frequenza limitata dei trasporti pubblici e la precarietà del lavoro, oltre al fenomeno della turistificazione.

Scontri e tensioni al termine del corteo

Nonostante il tono pacifico della maggior parte della marcia, al calar del tramonto si sono verificati episodi di tensione. Un gruppo di anarchici, riunito per commemorare Francesco Carrieri, morto in un incidente in scooter, si è avvicinato al corteo, già sorvegliato dalla Digos. Gli scontri sono avvenuti nei pressi della Stazione Marittima, in Via Fanti d’Italia, dove gli agenti del reparto mobile hanno dovuto intervenire per contenere gli ilatoni.

Le autorità hanno dichiarato che la presenza della Digos era finalizzata a garantire la sicurezza dei manifestanti, ma la ricorrente invasione da parte di gruppi anarchici ha acceso un nuovo dibattito sulla gestione delle proteste e sul ruolo delle forze dell’ordine in un contesto delicato come quello del centro storico.

Nel frattempo, il sito di notizie locale ha pubblicato una mappa delle zone più pericolose di Genova, basata su un database di rapine e scippi degli ultimi tre anni. L’analisi evidenzia un rialzo dei furti in alcune strade del centro, coincidente con il passaggio da amministrazioni di centrodestra a centrosinistra, sottolineando l’urgenza di interventi più incisivi.

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