Il piano di ristrutturazione presentato da Ericsson Italia ha innescato una serie di eventi che hanno portato la vicenda sulla soglia del Parlamento. La Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati ha convocato i rappresentanti dell’azienda per chiarire le ragioni della decisione di licenziare 131 persone nella sede di Genova. L’udienza, che si è svolta nella mattinata di oggi, precede di pochi giorni un tavolo ministeriale fissato al 5 ottobre presso il MiMIT.
Secondo i documenti presentati, gli esuberi includono 56 impiegati, 64 quadri e 11 dirigenti, distribuiti tra la Business Area Networks (110 posti) e la Business Area Cloud Software and Services (21 posti). Il progetto prevede inoltre la chiusura entro fine anno dell’unità dedicata all’Ottica e la riduzione di altre attività di ricerca e sviluppo, operanti finora nel complesso di Erzelli. In termini percentuali, si tratta di più del 40% dell’organico attuale, che conta circa 310 dipendenti.
Audizione in Parlamento sulla decisione di licenziare 131 dipendenti
Durante l’interrogatorio i rappresentanti di Ericsson hanno dovuto giustificare non solo la necessità di ridurre il personale, ma anche le conseguenze per il territorio genovese. I parlamentari hanno chiesto dove verranno trasferite le attività oggi presenti a Erzelli e se esiste ancora un progetto industriale a lungo termine per il sito. Le risposte sono state ritenute insufficienti: l’azienda ha confermato la procedura di licenziamento collettivo e ha espresso contrarietà all’utilizzo degli ammortizzatori sociali come strumento per guadagnare tempo.
Dettagli del piano di ristrutturazione
Il nucleo tecnico di Ericsson a Genova è stato costruito negli ultimi decenni, concentrandosi su reti ottichereti di trasporto e fotonica. Queste competenze sono considerate strategiche per le infrastrutture digitali di prossima generazione. La decisione di chiudere l’unità ottica significa non solo la perdita di posti di lavoro, ma anche il rischio di disperdere conoscenze altamente specializzate, difficilmente ricostruibili in futuro. Gli studi di settore hanno evidenziato che la presenza dell’azienda ha favorito più di 8 milioni di euro di incentivi pubblici, oltre a finanziamenti aggiuntivi ancora in fase di valutazione.
Reazioni dei sindacati e della politica locale
I sindacati, rappresentati dalla segretaria generale del SLC CGIL Sonia Montaldo, hanno definito la procedura “viziata di forma” poiché priva di una comunicazione preventiva. La richiesta principale è la revoca immediata dei licenziamenti. Parallelamente, il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha incontrato i lavoratori al Salone Nautico, sottolineando la necessità di confermare la permanenza dell’azienda sul territorio e di sostituire eventuali divisioni di prodotto cancellate con nuove attività. Anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha espresso solidarietà, ribadendo l’importanza di salvaguardare le competenze locali.
Proteste al Salone Nautico
Il Salone Nautico Internazionale di Genova è stato scelto come palco della protesta perché vi si riuniscono politici, media e decisori. Davanti all’ingresso principale, i dipendenti hanno esposto cartelli con slogan come “Naufragio Ericsson Italia” e hanno chiesto la cancellazione della procedura. La manifestazione ha coinciso con la dichiarazione dei sindacati secondo cui la procedura è illegittima e con la promessa di uno sciopero il 7 ottobre. I manifestanti hanno sottolineato il timore per le 131 famiglie coinvolte e hanno invitato il ministro del Lavoro, Adolfo Urso, ad intervenire.
Prospettive per il futuro del polo di Erzelli
Il prossimo passo è il tavolo al MiMIT, dove il ministro Urso incontrerà i rappresentanti di Ericsson. Le richieste dei lavoratori includono il blocco dei licenziamenti, la revisione del piano di chiusura dell’unità ottica e la ricerca di soluzioni alternative, eventualmente attraverso un riallocamento interno delle attività. La discussione sarà anche influenzata dal fatto che negli ultimi anni il territorio ha beneficiato di agevolazioni fiscali per oltre 8 milioni di euro, oltre a ulteriori fondi destinati a reti G6 e progetti di ricerca. La sfida sarà capire se la multinazionale intende ancora considerare Genova parte del proprio futuro industriale o se la decisione di chiudere l’unità segnalerà una progressiva disimpegno.



