13 Ottobre 2026 ☀ 19°

Sciopero nazionale dell’ex Ilva: blocchi da Taranto a Genova

Operai dell'ex Ilva bloccano l'Italia: da Taranto a Genova le piazze si riempiono di richieste per salvare i posti di lavoro

Sciopero nazionale dell’ex Ilva: blocchi da Taranto a Genova

Il sciopero dei dipendenti dell’ex Ilva ha subito coinvolto più di una decina di città italiane, trasformando le vie di Taranto, Genova e altre località in veri e propri poli di protesta. L’azione, coordinata da Fim, Fiom, Uilm e Usb, è durata 24 ore ininterrotte, paralizzando la produzione nei siti del gruppo e riaccendendo il dibattito su come gestire la transizione industriale in Puglia e in Liguria.

Alla fine della giornata gli operai hanno richiesto una convocazione d’urgenza a Palazzo Chigi, chiedendo al governo di trovare una risposta rapida al fermo programmato per il 15 novembre. La mobilitazione, infatti, non si è limitata alle manifestazioni di piazza: sono state allestite tende, gazebo e blocchi stradali per mantenere la pressione sulle istituzioni.

Taranto: corteo, blocchi di autocarri e appello a una legge speciale

Nel capoluogo ionico la prima assemblea si è tenuta nel parcheggio della direzione, sotto un cielo cupo. Da lì un corteo di migliaia di operai e delegati ha marciato verso lo stabilimento Eni, dove sono state posti a guardia i varchi e bloccate 37 autocisterne all’interno della raffineria. Parallelamente, gli operai hanno ostruito la statale 7 in direzione Bari, creando lunghe code che hanno causato l’interruzione del traffico locale. Per garantire una presenza costante, è stato eretto un gazebo in cima alla rotatoria della statale 106, dove i manifestanti hanno trascorso anche la notte.

Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti ha ribadito la necessità di una “legge speciale per Taranto”, sottolineando che solo così si potranno creare le condizioni per investimenti e nuove opportunità occupazionali. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro ha invece proposto una via intermedia, suggerendo che la parte “a freddo” del processo produttivo continui a operare e persino a essere ampliata, in attesa di una futura decarbonizzazione dell’intera struttura.

Genova: il presidio davanti alla Prefettura e la difesa degli impianti settentrionali

A Genova il corteo è partito da Cornigliano e si è concluso davanti alla Prefettura, dove i lavoratori hanno montato tende e hanno dichiarato la loro intenzione di rimanere “a oltranza”. Il delegato Fiom Armando Palombo ha dichiarato: “Se non succede qualcosa di importante, dormiremo qui”. Il presidio, inoltre, prevede la possibilità di una permanenza prolungata fino a nuovi sviluppi da parte del governo.

Secondo Palombo, la situazione di Genova non è comparabile a quella di Taranto, poiché gli impianti settentrionali non sono soggetti al provvedimento giudiziario sull’area a caldo. Circa 2.000 lavoratori potrebbero subire la cassa integrazione se gli stabilimenti venissero chiusi, ma il produzione di zincato, latta e altri prodotti può continuare purché vengano assicurati i rotoli di acciaio necessari. Per questo i sindacati hanno chiesto al governo di acquistare sul mercato internazionale i coil e le bramme, evitando così l’interruzione totale.

Novi Ligure e altre città: solidarietà e allarme per i posti di lavoro

Nel Nord-Ovest, a Novi Ligure, il sindaco Rocchino Muliere ha sfilato con la bandiera tricolore insieme a circa 550 operai in stato di allarme. “Siamo in sciopero per chiedere una cosa sola: lavoro”, ha declamato Alberto Pastorello della Uilm, richiamando l’attenzione sulla necessità di mantenere la produzione locale. Anche a Novi, così come in altre località minori, i lavoratori temono la perdita di posti di lavoro e chiedono sostegno immediato.

Le richieste di tutti i sindacati convergono su un punto: la necessità di una risposta tempestiva da parte del governo, una nuova convocazione a Palazzo Chigi e la garanzia di continuità produttiva, almeno per le linee a freddo. Parallelamente, l’associazione Genitori Tarantini ha espresso il suo sconcerto per la mancanza di un discorso pubblico sulla salute dei cittadini, accusando le istituzioni di aver lasciato i residenti in balia di un “sacrificio” non riconosciuto.

Le richieste chiave al governo

000 dipendenti del Nord; 4) promuovere una legge speciale per Taranto che favorisca investimenti e occupazione; 5) convocare una riunione urgente a Palazzo Chigi per definire una strategia nazionale.

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