13 Ottobre 2026 ☀ 19°

Sindaca Salis e Liguria chiedono continuità produttiva all’ex Ilva senza Taranto

Sindaca Salis e i sindacati chiedono a Palazzo Chigi di consentire l’acquisto di coil esteri per mantenere attivi gli stabilimenti genovesi nonostante la crisi di Taranto.

Sindaca Salis e Liguria chiedono continuità produttiva all’ex Ilva senza Taranto

Il ex Ilva ora gestito da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, è al centro di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto i cantieri di Genova, Taranto e altre città. La giornata di sciopero, indetta da Fiom, Fim, Uilm e Usb, ha visto la caduta della produzione in tutti gli impianti del gruppo, ma soprattutto ha scatenato una serie di cortei che hanno trasformato le piazze in luoghi di protesta.

Genova: la sindaca Salis e la richiesta di una filiera indipendente

Dal quartiere di Cornigliano, la Sindaca silvia salis ha guidato un corteo che si è diretto verso la Prefettura, accompagnata da decine di operai e delegati sindacali. Salis ha dichiarato che “Genova può proseguire senza Taranto” sostenendo che l’impianto di Cornigliano, a differenza di Taranto, non dispone di un’area a caldo ma è specializzato nella lavorazione di coils e semilavorati. Secondo la sindaca, il mercato interno ed estero dispone di rotoli di acciaio pronti per essere acquistati, garantendo così la continuità produttiva a prezzi competitivi.

Domanda di acquisto di coil all’estero

Il presidente della regione liguria, Marco Bucci ha richiesto ai ministri Urso e Mantovano di autorizzare l’importazione di coil da fornitori internazionali, così da alimentare le linee di processo a freddo di Genova e Novi Ligure. Il portavoce della Rsu Fiom, Armando Palombo ha sottolineato che la decisione giudiziaria che ha fissato il blocco entro il 15 novembre è un automatismo insensato, poiché esistono già fornitori capaci di colmare il vuoto.

Taranto e le altre città: blocchi, richieste e tensioni

Nel capoluogo ionico, la protesta ha assunto una connotazione più violenta: i lavoratori hanno assaltato la raffineria Eni, bloccando 37 autocisterne e allestendo un gazebo sulla statale 106 per garantire la presenza notturna. Il sindaco Piero Bitetti ha chiesto una legge speciale per Taranto, mirata a favorire investimenti e nuovi posti di lavoro. Parallelamente, il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro ha invitato il governo a riconoscere la necessità di una fabbrica decarbonizzata ma ha anche confermato che le attività di processo a freddo dovrebbero continuare e, se possibile, espandersi.

A Novi Ligure, il sindaco Rocchino Muliere ha sfilato con circa 550 operai, evidenziando la preoccupazione per l’eventuale chiusura degli stabilimenti locali. Anche qui la voce dei sindacati è stata chiara: “lavorare è l’unica domanda”. Il coordinatore dell’Usb, Fabio Ceraudo ha accusato il governo di non aver messo a punto un piano industriale capace di gestire la crisi, sollecitando un intervento diretto dello Stato nel settore dell’acciaio.

Richieste al centro politico

Tutte le delegazioni hanno concluso la giornata chiedendo una nuova convocazione a Palazzo Chigi per discutere soluzioni concrete. L’assenza di risposte immediate ha alimentato la previsione di ulteriori blocchi nei giorni successivi, con la popolazione e le istituzioni locali che attendono una risposta chiara su come mantenere attivi gli impianti del Nord senza dipendere dal prodotto dell’area a caldo di Taranto.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Genova adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 7 µg/m³