Il lunedì mattina i dipendenti dell’ex Ilva di Cornigliano hanno marciato verso il terminal dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, trasformandolo in un punto di pressione contro la recente decisione dei commissari di aumentare la cassa integrazione straordinaria.
Il corteo, partito dallo stabilimento industriale, si è avvicinato ai cancelli d’ingresso senza incontrare ostilità da parte delle forze dell’ordine, che hanno lasciato libero un corridoio per consentire ai passeggeri di imbarcarsi, mentre gli operai hanno occupato l’area d’imbarco e hanno iniziato a battere i caschi a terra, simbolo della loro determinazione.
Occupazione dell’aeroporto e richieste immediate
All’interno del terminal, i rappresentanti sindacali – tra cui Armando Palombo della Fiom – hanno proclamato: “Resteremo qui finché il governo non ci fornisce una risposta chiara”. L’esigenza principale è ottenere dal Ministero del Lavoro chiarimenti sul nuovo aumento del “ammortizzatore sociale” e sulla durata dell’intervento, attualmente prorogato fino al 28 febbraio 2027.
Gli operai hanno lasciato un percorso libero per i viaggiatori, ma hanno comunque occupato le zone di attesa, dimostrando che la protesta è impostata su una “mobilitazione a oltranza” piuttosto che su un blocco totale del traffico aereo.
Contesto della decisione dei commissari e impatto sulla cassa integrazione
I tre commissari – Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli – hanno giustificato l’estensione dell’cassa integrazione citando il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha imposto la sospensione della produzione di “coils” e “bramme” nello stabilimento di Taranto. L’ordine giudiziale, secondo loro, rende impossibile mantenere l’attuale organizzazione produttiva.
Con il nuovo provvedimento, il numero di dipendenti coperti può salire a 8.622 su un organico totale di 9.626, quasi il doppio rispetto ai 4.450 attualmente in cassa integrazione. A Genova la misura riguarda fino a 870 lavoratori su 917; a Taranto, 6.964 su 7.875; a Novi Ligure, 515 su 542; a Milano, 117 su 125. Solo 1.004 addetti rimarranno in servizio per garantire la custodia degli impianti e le attività minime.
Reazione sindacale e prospettive per il futuro del gruppo
La FIOM-Cgil, rappresentata da Michele De Palma, ha definito l’aumento “inaccettabile” e ha sottolineato la distanza rispetto a precedenti accordi. Il sindacato chiede al governo di intervenire contro i commissari e di avviare un dialogo concreto per evitare ulteriori rischi occupazionali per centinaia di famiglie.
Nel frattempo, le proteste si sono estese anche a Napoli, dove gli autotrasportatori hanno interrotto la viabilità sulle autostrade A1 e A30, e a Roma, dove una assemblea pubblica si è tenuta in Piazza dei Cinquecento davanti a Termini. Tuttavia, a Genova la manifestazione resta limitata al settore aeroportuale, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione mediatica fino a quando non arriverà una risposta definitiva.



