Nel pomeriggio di venerdì 23 ottobre la Direzione Centrale per i Servizi di Informazione e Sicurezza (Digos) ha lanciato un’operazione su larga scala che ha interessato diciotto città italiane. Le forze dell’ordine, agendo su delega dell’autorità giudiziaria, hanno effettuato perquisizioni domiciliari e personali a seguito dei violenti episodi verificatisi il 17 e 18 ottobre nelle principali metropoli del Paese.
Secondo i rilievi delle autorità, le indagini mirano a smantellare eventuali reti di coordinamento dietro i disordini, anche se al momento non è ancora chiaro se esista una struttura centralizzata o se le azioni siano nate spontaneamente dal basso. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato l’operazione definendola un “squarciare il velo” sul fenomeno, sottolineando la necessità di capire se ci siano organizzazioni di dimensione nazionale coinvolte.
Le perquisizioni in 18 comuni: dove e come sono avvenute
Le operazioni hanno interessato le seguenti località: Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona. In ciascuna di esse gli agenti della Digos, supportati da Squadre Mobili e unità cinofile, hanno eseguito perquisizioni domiciliari e controlli su persone ritenute potenzialmente coinvolte nei disordini.
Le autorità hanno precisato che le perquisizioni sono state condotte in modo coordinato, con l’obiettivo di impedire ulteriori atti di violenza e di raccogliere prove elettroniche, come cellulari e computer, che potrebbero contenere messaggi di incitamento o piani di azione.
Chi è stato identificato: età, nazionalità e le misure preventive
Nel complesso sono stati bersaglio di decreti di perquisizione circa 100 soggetti, di cui 51 minorenni. Tra gli individui coinvolti vi sono sia cittadini italiani sia stranieri: due maggiorenni di nazionalità straniera e dieci minorenni, di cui otto stranieri e due italiani, hanno ricevuto misure di prevenzione personali. Tali provvedimenti prevedono obblighi di dimostrare buona condotta, limitazioni di spostamento e l’obbligo di comunicare alla polizia eventuali cambi di residenza.
A Bergamo, ad esempio, le autorità hanno notificato 12 misure preventive, controllando le stazioni ferroviarie e alcune scuole dei comuni limitrofi per tracciare i responsabili dei bordi. In un caso specifico è stata aperta una perquisizione su una chat WhatsApp destinata a organizzare una manifestazione studentesca a Dalmine, in cui un partecipante aveva pubblicato un messaggio ritenuto istigatorio.
Il materiale sequestrato e le indagini sulle comunicazioni online
Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti numerosi oggetti di potenziale pericolo: armi leggere come pistole ad aria compressa, coltelli telescopici, mazze, munizioni, taniche di benzina, oltre a indumenti per travisamento quali passamontagna e sciarpe. Sono stati inoltre sequestrati dispositivi elettronici – smartphone, laptop e tablet – per analizzare le conversazioni che avrebbero potuto incitare alla violenza.
Un caso notevole riguarda la scoperta di una balestra e di un’asta di alluminio, elementi tipicamente utilizzati per creare armi artigianali. Gli inquirenti hanno anche recuperato capi di abbigliamento rubati durante i saccheggi, confermando così una connessione tra i furti e i disordini. Parallelamente, sono state avviate verifiche sui titoli di soggiorno di alcuni soggetti stranieri: per un cittadino senegalese è stato avviato il procedimento di revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo per presunto coinvolgimento nei moti di Milano.
Le forze dell’ordine hanno inoltre sottolineato la collaborazione tra diverse agenzie: la Digos ha lavorato con le procure di Milano, Bergamo e Napoli, nonché con i Nuclei di Informazione delle Carabinieri per monitorare le chat su piattaforme come WhatsApp. Questa sinergia è stata fondamentale per identificare i legami tra i partecipanti e per raccogliere prove materiale utili a eventuali procedimenti giudiziari.
L’operazione della Digos si colloca nell’ambito di un più ampio impegno delle autorità italiane per garantire la sicurezza pubblica e prevenire future escalation violente. Resta da vedere quale sarà l’esito finale delle indagini e se emergeranno elementi concreti di un coordinamento nazionale dietro i recenti scontri.



