La morte della bimba conosciuta come Beatrice ha acceso un’inchiesta complessa e dolorosa che ha svelato una lunga catena di maltrattamenti. Le autorità hanno raccolto foto, video e testimonianze che delineano condotte reiterate contro le minori conviventi, portando all’arresto del compagno della madre e a ulteriori sviluppi investigativi.
Gli elementi che hanno spinto all’arresto
Secondo la procura di Imperia, coordinata dal procuratore Alberto Lari, le indagini hanno documentato episodi di violenza sistematica e ripetuta. Il contenuto dei telefoni sequestrati ha mostrato immagini della bambina con evidenti lividi e filmati che ritraggono comportamenti umilianti e pericolosi, tra cui un video in cui la piccola viene costretta a fumare. Queste prove, insieme alle dichiarazioni delle sorelline e ad altri accertamenti, hanno reso possibile la formulazione di un’accusa aggravata: non più omicidio preterintenzionale ma maltrattamento continuato e pluriaggravato, contestazione che comporta una pena stimata molto più severa.
La decisione giudiziaria
Il giudice che ha firmato l’ordinanza di arresto ha definito le condotte come «abominevoli» e ha evidenziato un’«indole crudele» nei confronti della bimba. Pur restando aperte valutazioni medico-legali e perizie dei Ris, l’insieme degli indizi ha indotto gli inquirenti ad accelerare le misure cautelari per evitare il rischio di fuga o di inquinamento probatorio.
La dinamica ricostruita e i racconti delle sorelle
Gli investigatori, con il supporto del pm Veronica Meglio, hanno collegato il decesso della piccola a un quadro