Il sipario del Pesto Music Festival si chiude con un evento pensato per esaltare la libertà creativa del jazz dal vivo. Sul palco dell’Opera Teatro Carlo Felice di Genova saliranno tre figure di rilievo della scena italiana: Stefano Bollani, Dado Moroni e Danilo Rea. L’appuntamento è concepito come un dialogo continuo in cui ogni frase musicale nasce e si trasforma nel momento.
Questa serata rappresenta la conclusione di una rassegna promossa dalla Fondazione Carige con la direzione artistica di Zenart Management e il patrocinio della Regione Liguria. I primi concerti si sono svolti al teatro della Gioventù, mentre il finale portarà i tre pianisti nella sala principale per un progetto unico e irripetibile.
Una formula sonora basata sull’ascolto
Il concerto è costruito attorno all’improvvisazione come principio organizzatore: non una semplice esecuzione di brani prefissati, ma un vero e proprio scambio creativo. Con improvvisazione intendiamo qui una pratica musicale in cui gli interpreti creano materiale sonoro in tempo reale, rispondendo alle proposte degli altri e trasformando suggerimenti melodici, ritmici e armonici in costrutti nuovi sul momento.
La condivisione del palco tra tre pianisti porta inevitabilmente a dinamiche di equilibrio e confronto. Ogni intervento diventa spunto per l’altro, e il risultato è un flusso di idee fatto di citazioni, lampi di ironia e momenti lirici. In queste condizioni la partitura più importante è il rapporto di fiducia tra i musicisti.
Complicità e lingua del jazz
Il linguaggio usato in scena è quello del jazz nella sua accezione più aperta: armonie che si spostano, frasi che si rincorrono, pause che rivelano. Qui l’ascolto attivo è la tecnica che permette di costruire insieme, trasformando ogni frase in punto di partenza per una nuova idea. Questo approccio rende ogni esecuzione diversa dalla precedente e irripetibile.
I protagonisti: tre percorsi diversi, un’unica energia
Pur condividendo la scena, Bollani, Moroni e Rea portano esperienze e sensibilità differenti. Stefano Bollani, pianista e compositore milanese, è noto per uno stile eclettico che attraversa jazz, musica classica e canzone d’autore; la sua cifra è spesso un mix di ironia e ricchezza timbrica che lo ha reso apprezzato anche oltre i confini strettamente jazzistici.
Dado Moroni, genovese, è celebre per il virtuosismo e la solida base nella tradizione americana: il suo approccio coniuga swing, tecnica brillante e una profonda conoscenza storica del repertorio, qualità che lo rendono riferimento per musicisti e cultori del genere.
La versatile cifra di Danilo Rea
Danilo Rea, romano, è riconosciuto per la capacità di trasformare melodie familiari in racconti personali grazie a un’improvvisazione totale. La sua versatilità lo ha portato a collaborare sia con grandi nomi del jazz sia con artisti della canzone italiana, rendendolo interprete capace di muoversi con disinvoltura tra generi diversi.
Il contesto della rassegna e cosa aspettarsi
Il Pesto Music Festival ha voluto porre al centro il valore della musica dal vivo come spazio di invenzione. Dopo appuntamenti ospitati al teatro della Gioventù, il gran finale nel centro della città valorizza la proposta musicale attraverso una cornice istituzionale e artistica di alto profilo. Il pubblico può attendersi un’esperienza in cui la forma è fluida e la sorpresa è parte integrante del programma.
Per gli appassionati il concerto rappresenta anche un’occasione di osservare da vicino le tecniche di interazione tra strumentisti di livello: come si costruisce un solo, come si risponde a una citazione armonica, quando scegliere il silenzio per aumentare la tensione espressiva. Sono dettagli che, in una performance di questo tipo, fanno la differenza tra una serata piacevole e un evento memorabile.
Logistica e informazioni pratiche
L’appuntamento è indicato come momento clou della rassegna e si svolge nella sala principale del Teatro Carlo Felice, luogo scelto per la sua acustica e capacità di accogliere un pubblico numeroso. L’organizzazione prevede che il programma valorizzi la spontaneità degli interpreti, quindi non è prevista una scaletta rigida: la durata e l’evoluzione saranno decise in scena dagli artisti.
In conclusione, la serata al Teatro Carlo Felice è pensata per chi desidera vivere il jazz come esperienza collettiva e creativa. La compresenza di tre pianisti di alto livello promette momenti di dialogo musicale intensi, resi possibili dall’improvvisazione, dall’ascolto e dalla complicità artistica che ha contraddistinto questo progetto.