Il dibattito politico e sociale a Genova si è riacceso dopo l’adunata degli Alpini e le locandine diffuse dal Liguria Pride che hanno scatenato reazioni nel consiglio comunale. L’evento nazionale si è svolto dall’8 al 10 maggio e, nei giorni successivi, alcuni messaggi pubblicati sui canali del Pride sono stati interpretati come critici verso le penne nere, innescando un confronto pubblico in aula.
La discussione è approdata in Sala Rossa con interrogazioni presentate in apertura del Consiglio: i consiglieri del centrodestra hanno denunciato un clima teso e comunicazioni ritenute offensive, mentre l’amministrazione comunale ha ribadito il principio della libertà di espressione e il ruolo di imparzialità istituzionale. Al centro del confronto anche la Colorata cena, collegata alla Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, l’intersessualità e la transfobia, organizzata a metà maggio (articoli hanno indicato sia il 16 sia il 17 maggio).
Le critiche del centrodestra
I consiglieri Lorenzo Pellerano (Noi Moderati) e Paola Bordilli (Lega) hanno contestato il linguaggio usato nelle comunicazioni del Pride, definendolo offensivo nei confronti degli Alpini. Secondo Pellerano, alcuni slogan diffusi durante la sfilata domenicale e alcune campagne social avevano creato un clima “estremamente spiacevole”, evocando immagini di militarizzazione e pericolo per la cittadinanza. Bordilli ha parlato in termini duri e ha bollato le campagne come strategie di comunicazione inaccettabili.
Accuse su messaggi e immagini
La critica si è concentrata su affissioni e slogan come “Non siamo tutti alpini”, interpretati come generalizzazioni che feriscono il valore simbolico dell’associazione. I rappresentanti del centrodestra hanno chiesto all’amministrazione quale posizione intenda assumere di fronte a questi toni e se il Comune ritenga opportuno sostenere eventi che, a loro avviso, usano una comunicazione provocatoria contro categorie storiche della città.
La risposta dell’amministrazione: imparzialità e tutela della libertà
L’assessora alle Politiche di Genere, Rita Bruzzone, ha risposto sottolineando che le associazioni cittadine agiscono con autonomia e che il compito dell’amministrazione è di mantenere un atteggiamento di imparzialità istituzionale. Bruzzone ha richiamato l’articolo 21 della Costituzione, evidenziando come la libertà di manifestazione del pensiero sia una garanzia fondamentale e come la censura preventiva non sia compatibile con il ruolo pubblico del Comune.
Un precedente e la coerenza del principio
Per rafforzare il ragionamento, l’assessora ha citato un episodio del dicembre 2026 in cui aveva protestato contro un manifesto Pro-Vita considerato offensivo. In quell’occasione l’amministrazione aveva ribadito la tutela costituzionale della libertà di espressione; Bruzzone ha affermato che lo stesso approccio deve valere per tutte le espressioni, anche quando il linguaggio non piace ai singoli consiglieri.
Patrocinio, partecipazione e ricadute pratiche
Sul tema del patrocinio comunale, Bruzzone ha chiarito che la richiesta formale al momento non è stata presentata dal Liguria Pride, e che sarà l’organizzazione a decidere se chiederlo. Tuttavia ha spiegato che, se la richiesta arriverà, l’amministrazione procederà alle valutazioni di prassi e che la sua inclinazione personale è favorevole: “se ci verrà chiesto, verrà concesso” ha dichiarato in aula, annunciando inoltre la propria presenza al Pride.
La Colorata cena e i contributi
Riguardo alla Colorata cena, Bruzzone ha puntualizzato che il contributo di 700 euro attribuito al Municipio Centro Est è stata «una scelta del Municipio», mentre il Comune non ha stanziato alcun contributo oneroso. L’assessora ha rivendicato la partecipazione istituzionale agli eventi di inclusione e ha sottolineato che riconoscere il valore storico e civile degli Alpini non esclude il sostegno alle iniziative delle associazioni genovesi.
Uno scontro che fotografa tensioni più ampie
Il confronto in consiglio comunale mette in luce tensioni tra modelli diversi di rappresentazione pubblica: da un lato il riconoscimento del ruolo storico delle forze associative come gli Alpini, dall’altro la ricerca di visibilità e di denuncia sociale da parte di movimenti e associazioni civili. La risposta dell’amministrazione è centrata sulla difesa della pluralità di espressione e su una gestione istituzionale che pretende di restare neutrale, pur assumendo posizioni di sostegno quando richiesto formalmente.
Resta aperto il dibattito politico e culturale in città: le dichiarazioni in aula e la partecipazione agli eventi dimostrano che, oltre alle parole e ai manifesti, sono le scelte amministrative sul patrocinio e sulla rappresentanza che determineranno la direzione del dialogo pubblico nei mesi a venire.