Il 21 maggio 2026 è previsto, compatibilmente con le condizioni meteo-marine, quello che dovrebbe essere l’ultimo intervento subacqueo nella missione di recupero collegata alla tragedia che ha coinvolto cinque sub italiani alle Maldive. Nelle ore precedenti un team internazionale ha portato a termine il recupero delle ultime salme, tra cui quelle di Muriel Oddenino e di Giorgia Sommacal, figlia della professoressa Monica Montefalcone. Altre vittime, come Federico Gualtieri e la professoressa Montefalcone, erano già state recuperate e trasferite a Malé, mentre il corpo di Gianluca Benedetti è stato rimpatriato in Italia. Questa fase conclusiva è parte di una più ampia missione di recupero organizzata tra autorità locali e enti esterni.
Obiettivi dell’operazione finale
L’intervento previsto mira non solo a completare le operazioni operative ma anche a ripristinare l’ambiente subacqueo: i sommozzatori dovrebbero rientrare nella grotta per rimuovere le sagole guida e le attrezzature impiegate durante i recuperi, lasciando il sito nelle migliori condizioni possibili. La rimozione di cavi, marcatori e apparecchiature è parte integrante del protocollo di restauro ambientale post-recupero e consente di limitare l’impatto umano su un habitat già compromesso dagli eventi. Le attività saranno condotte con prudenza, valutando correnti e visibilità, per ridurre al minimo il rischio per i soccorritori e per conservare gli elementi utili alle successive verifiche tecniche.
Coordinamento internazionale e supporto tecnico
La missione è coordinata da Dan Europe insieme alla Maldives National Defence Force e alla polizia locale, con il supporto diplomatico e operativo delle autorità italiane a Malé. Alla squadra di recupero, composta principalmente da sommozzatori altamente specializzati di nazionalità finlandese, si sono aggiunti esperti ulteriori e mezzi provenienti dal Regno Unito e dall’Australia, compresi scooter subacquei e sistemi per il ricircolo dell’aria. L’impiego di questa dotazione tecnica ha reso possibile intervenire a profondità molto elevate e in condizioni complesse, incrementando le possibilità di recupero e la sicurezza delle operazioni.
Sequenza dei recuperi e fatti noti
La prima salma, quella del capobarca Gianluca Benedetti, era stata trovata all’ingresso della grotta il 14 maggio 2026; successivamente, altri corpi sono stati localizzati a circa 60 metri di profondità nella stessa cavità. Negli ultimi giorni, in un’operazione durata più di tre ore, sono state recuperate le ultime due vittime ancora presenti nel sito. Durante le fasi iniziali delle ricerche si è purtroppo registrata anche la morte di un soccorritore locale, il sergente maggiore Mohamed Mahudhy, sottolineando quanto l’operazione fosse definita ad alto rischio dalle autorità maldiviane.
Chi ha partecipato alle operazioni
Oltre ai team di Dan Europe e alla guardia costiera, hanno collaborato squadre di soccorso internazionali, equipaggi aerei per il monitoraggio, e operatori locali impegnati nel coordinamento logistico. Il tour operator che ha organizzato la crociera scientifica, Albatros Top Boat, ha dichiarato piena collaborazione con le autorità; nel contempo la licenza dell’imbarcazione coinvolta è stata sospesa dalla polizia maldiviana in attesa degli accertamenti. L’insieme di competenze tecniche e risorse logistiche è stato determinante per affrontare una situazione fuori dall’ordinario sia per profondità che per complessità delle cavità esplorate.
Lo stato delle indagini giudiziarie
Sul piano giudiziario la procura di Roma ha avviato un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo e ha delegato la Squadra mobile per le indagini. Gli inquirenti acquisiranno le attrezzature utilizzate durante l’immersione, compresa la GoPro recuperata nella grotta, e procederanno con le autopsie non appena le salme faranno rientro in Italia. Nel corso dell’inchiesta verranno ascoltati i testimoni presenti a bordo della safari boat Duke of York e saranno valutati i profili tecnici legati alla pianificazione e alla conduzione dell’immersione.
Ipotesi e aspetti tecnici al vaglio
Tra le possibili cause al centro degli accertamenti figure problematiche come la miscela di gas nelle bombole, improvvise correnti ascendenti o la perdita di orientamento in un anfratto. Esperti locali hanno ricordato che a quei livelli ogni criticità diventa difficile da gestire e che il limite operativo standard per immersioni ricreative è molto inferiore a 60 metri. Viene inoltre valutata la formazione necessaria per esplorazioni in grotta: secondo il legale del tour operator, dai documenti in possesso, nessuno dei sub coinvolti era in possesso di un brevetto full cave, una certificazione richiesta per penetrazioni in cavità sottomarine complesse.
Prossimi passi
Dopo l’ultima immersione operativa, le autorità completeranno le verifiche tecniche sul sito e procederanno con le formalità per il rientro delle salme; in casi analoghi il trasferimento può richiedere alcuni giorni per permessi e accertamenti, come avvenuto per la prima salma rientrata. Le autopsie, disposte dalla procura, dovrebbero fare luce sulle cause precise del decesso una volta che tutte le procedure amministrative saranno concluse. Nel frattempo, il coinvolgimento di organismi internazionali e la collaborazione diplomatico-giudiziaria tra Italia e Maldive rimangono centrali per chiudere la vicenda e rispondere alle richieste di chiarezza delle famiglie.