La vicenda giudiziaria che ha visto al centro Alessio Saso, ex consigliere regionale del PdL e già vicesindaco di Imperiasi è conclusa con un verdetto dei giudici della Corte d’appello di Genova. Dopo un iter processuale durato 16 annil’appello ha pronunciato l’assoluzione dall’accusa di promesse elettorali con l’aggravante di aver agevolato un’organizzazione mafiosa, ricostruendo un percorso di accuse, ricorsi e prescrizioni che risale alle elezioni regionali del 2010.
La storia processuale di Saso era iniziata con l’inchiesta nota come Maglio 3nella quale vennero indagate diverse persone per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Ponente ligure. Nel corso degli anni alcuni profili investigativi hanno portato a nuove contestazioni e a sentenze che si sono succedute fino al pronunciamento odierno in appello.
Le contestazioni emerse dall’inchiesta Maglio 3 e gli esiti processuali
L’inchiesta originaria, aperta nei confronti di esponenti dell’ambiente calabrese presenti in Liguria, aveva fatto emergere contatti tra politici e rappresentanti della comunità calabrese di Imperia. Fra i nominativi coinvolti comparivano persone come Domenico Gangemi e altri soggetti che, in diverse fasi processuali, sono stati giudicati e condannati. Nel 2026 l’azione penale aveva confermato condanne per alcuni presunti boss della ‘ndrangheta; la posizione di Saso era però rimasta distinta e oggetto di approfondimenti separati.
In primo grado Saso era stato condannato a 1 anno e sei mesi di reclusione: una sentenza che, come noto, aveva lasciato spazio a impugnazioni. Con il processo d’appello i giudici hanno ritenuto non sussistente l’aggravante mafiosa e hanno disposto l’assoluzione, con conseguente prescrizione di alcuni profili del reato avvenuta nel 2016. Questa evoluzione ha mutato il quadro penale che per anni aveva accompagnato la sua immagine pubblica.
Contatti politici e comunità calabrese: i fatti richiamati in aula
Secondo l’accusa, Saso avrebbe incontrato persone appartenenti alla comunità calabrese di Imperia durante la campagna elettorale. Tra i contatti citati figurano anche Massimo Gangemi e Vito La Rosapersone che, secondo le contestazioni, avrebbero offerto appoggi elettorali. La ricostruzione contestava inoltre colloqui con Domenico Gangemisoggetto che in seguito è stato condannato per mafia in Calabria, e con altri individui il cui profilo giudiziario è stato valutato nel tempo dalle autorità.
Gli atti mostrano che, per alcuni degli incontri contestati, non risultano elementi concreti di scambio: non è emerso che Saso abbia beneficiato di un aiuto concreto o che abbia dato nulla in cambio. L’avvocata di difesa, Sabrina Franzoneha sostenuto in ogni fase che l’ex consigliere si fosse limitato a cercare sostegno elettorale in una provincia dove la raccolta di voti passa anche attraverso contatti con comunità locali.
Dichiarazioni dell’imputato e riflessi politici della vicenda
Al termine dell’udienza di appello Saso ha reso pubbliche parole di sollievo: «i giudici della Corte d’Appello mi hanno ridato la dignità», ha dichiarato, sintetizzando il peso personale e politico di anni di procedimento. In passato Saso aveva riconosciuto di essersi mosso per ottenere voti nella comunità calabrese locale, spiegando: «Cercavo voti come tutti i candidati alle elezioni», un’affermazione che ha sottolineato la dimensione politica della sua attività e la comune pratica della ricerca di consensi elettorali.
L’avvocata Franzone ha inoltre evidenziato come due delle persone incontrate da Saso «non avevano un curriculum criminale quando incontrarono il politico», sottolineando la mancanza di elementi preventivi che potessero far presagire legami mafiosi al momento degli incontri. La difesa ha anche ricordato come la necessità di ricostruire fatti di oltre un decennio abbia reso la difesa più complessa, con testimonianze e ricordi attenuati dal tempo.
Nel quadro complessivo, la sentenza d’appello rappresenta per Saso la chiusura di un capitolo giudiziario lungo e incisivo sulla sua carriera pubblica, mentre gli effetti sull’assetto politico locale e sulle aspirazioni future restano segnati dall’epilogo processuale.
Altre posizioni collegate e sviluppi giudiziari
La vicenda giudiziaria ha coinvolto anche altri politici in momenti differenti: nel 2026, ad esempio, un altro ex esponente del PdL coinvolto nella stessa indagine aveva patteggiato una pena di 18 mesi. Le posizioni sono state trattate in procedimenti separati o stralciati in diverse fasi dell’inchiesta Maglio 3che ha avuto ripercussioni nel Ponente ligure e segnato l’attenzione delle autorità giudiziarie sui presunti intrecci tra politica e criminalità organizzata.



