La vicenda giudiziaria che coinvolge il reparto Sicurezza Urbana della polizia locale di Genova approda a una tappa fondamentale: il 18 giugno è stato fissato un incidente probatorio davanti al gip Giorgio Morando per ascoltare quattro testimoni in contraddittorio. La decisione della Procura di Genova mira a cristallizzare dichiarazioni che, secondo gli inquirenti, potrebbero altrimenti diventare irreperibili.
Chi verrà sentito e perché
Saranno convocati quattro testimoni, tutti stranieri e già coinvolti in procedimenti paralleli: tre sono attualmente ristretti negli istituti penitenziari di Genova e di Pisamentre il quarto è segnalato come senza fissa dimora. La Procura, coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti e dalla pm Sabrina Monteverdeha spiegato che l’anticipazione dell’audizione è necessaria perché i testi rischiano di non essere più reperibili all’eventuale momento processuale successivo.
Ruolo dell’incidente probatorio
L’uso dell’incidente probatorio è volto a garantire che le deposizioni vengano acquisite con le garanzie del contraddittorio tra difesa e accusa. Di fatto, questa misura consente di fissare in modo preventivo elementi probatori ritenuti centrali dalla Procura per alcuni capi d’imputazione che riguardano i membri del corpo.
Le contestazioni aperte e gli episodi al centro dell’indagine
L’inchiesta si è estesa fino a comprendere in totale 25 agenti, con ipotesi di reato a vario titolo che includono calunniafalso ideologico e peculato. Un filone specifico verte su otto episodi in cui, secondo l’accusa, sarebbero emersi comportamenti irregolari durante fermi e controlli.
Dettagli sui singoli episodi
Tra i casi contestati figura una presunta resistenza a pubblico ufficiale mai avvenuta che avrebbe portato all’arresto di uno straniero, fatto che ha determinato l’ipotesi di calunnia nei suoi confronti. In altri episodi si contesta la sottrazione dal portafoglio di denaro non verbalizzato, configurando l’ipotesi di peculato. Ancora, sono sotto scrutinio situazioni in cui bustine di stupefacente sarebbero comparse dopo il controllo, descritte nell’atto d’accusa come rinvenimenti attribuiti alla caduta dalle tasche dei fermati — la scritta “cadute dalle tasche” compare tra le contestazioni rilevanti — ma che secondo gli investigatori potrebbero essere state collocate dagli operatori per giustificare arresti o aggravare posizioni.
Origine dell’inchiesta e elementi raccolti
L’indagine è partita da un’informativa inviata dal Comando della Polizia Locale dopo una verifica interna seguita alla segnalazione di due vigilesse. Le agenti avevano riferito all’assessore alla polizia locale Sergio Gambino e al comandante Gianluca Giurato comportamenti ritenuti illeciti o inappropriati da parte di colleghi.
Materiale probatorio emerso
Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti figurano i messaggi di una chat privata denominata “Quei bravi ragazzi“, distinta dalla comunicazione ufficiale del reparto, in cui alcuni agenti avrebbero condiviso immagini e commenti che prendevano in giro o minacciavano persone fermate. In passato, perquisizioni avevano già portato al rinvenimento, negli armadietti di alcuni indagati, di manganelli tonfa non in dotazione alla polizia locale.
Initialmente gli indagati erano 15ma nel corso dell’inchiesta il numero è salito fino a 25. Tra i difensori che assistono gli indagati figurano gli avvocati Sabrina FranzonePaolo CostaIgor Dante e altri professionisti che hanno preso incarichi di tutela giudiziaria.
Il procedimento al gip del 18 giugno rappresenta quindi un passaggio giudiziario significativo per verificare, con deposizioni rese in contraddittorio, elementi che la Procura considera decisivi per il prosieguo dell’azione penale.



