Il quartiere Pilastro di Bologna è in fermento dopo la morte di Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni deceduto durante un intervento della polizia. La comunità è divisa tra chi chiede giustizia e chi preferisce mantenere il silenzio, mentre le tensioni continuano a crescere.
La vicenda ha scatenato una serie di proteste e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, riportando alla mente eventi passati come il G8 di Genova. Ma cosa è realmente accaduto quella notte al Pilastro?
Le testimonianze dei residenti
Tra i residenti del quartiere, le testimonianze sono contrastanti. Alcuni affermano che Fakir fosse in stato di agitazione, altri lo descrivono come una persona tranquilla. Antonietta Enacca, che conosceva Fakir da 26 anni, ha dichiarato: “Ce l’hanno ucciso. Può darsi che fosse alterato, che urlasse, che avesse bevuto un po’, ma questo non cambia nulla. Non dovevano trattarlo così, non era un cane.”
Mohamed Bujana, un amico di Fakir, ha aggiunto: “Abderrahim era un fratello. Mi ha ospitato per quasi tre anni senza chiedere nulla.” Anche Emanuela Piazza, madre di Antonietta, ha voluto esprimere il suo dolore: “Io quello che ho sentito è che era un po’ alterato e urlava. Ma era un brav’uomo. Una persona può attraversare un periodo difficile, ma ciò non giustifica quanto accaduto.”
Il ruolo del giovane nel video
Un punto cruciale della vicenda è il ruolo del giovane ripreso nel video insieme agli agenti di polizia. Secondo i residenti, si tratta di un cittadino dell’Est Europa che vive nel quartiere. Molti pensano che il giovane non avrebbe dovuto intromettersi, tanto che domenica sera è stato raggiunto da un altro giovane del Pilastro, il quale lo avrebbe aggredito e minacciato di “sparire dal Pilastro”.
Il ricordo del G8 di Genova
La morte di Abderrahim Fakir ha riportato alla memoria il ricordo del G8 di Genova, avvenuto 25 anni fa. In piazza Alimonda, dove Carlo Giuliani perse la vita durante gli scontri, si è tenuta una commemorazione per ricordare le vittime di allora e quelle di oggi. Heidi Giuliani, madre di Carlo, ha spiegato: “Il senso di questa giornata è duplice: da una parte si ricorda quello che è successo, dall’altra si riflette sul perché i temi di allora siano ancora tutti così tragicamente presenti oggi.”
Durante la commemorazione, è stato srotolato un enorme lenzuolo bianco con i nomi dei 18.457 bambini uccisi a Gaza dalle bombe israeliane, un modo per rendere “più necessario” il ricordo di quei giorni che “brucia ancora”.
La sindaca silvia salis ha invitato a non ridurre il ricordo agli scontri: “Quella pagina di storia è stata anche la grande presa di consapevolezza di una parte di società, di ideali e proposte.” Claudia Pinelli, figlia di Giuseppe Pinelli, ha aggiunto: “A Bologna è arrivata un’altra morte per mano dello Stato, ogni volta è lo stesso tradimento e si spera invano sia l’ultimo.”



