Il tribunale di Genova ha emesso una decisione che ridisegna il quadro giudiziario legato al fallimento di Autocorsica spa, concessionaria storica dichiarata fallita nel 2016. Al centro dell’attenzione è la figura di Paolo Ravà, ex presidente dell’Ordine dei commercialisti di Genova e in passato vicepresidente di Banca Carige, assolto dalle imputazioni a suo carico al termine del processo celebrato con rito abbreviato.
La pronuncia del giudice per l’udienza preliminare, Liborio Mazziotta, ha dichiarato che non sussistono i fatti contestati dalla Procura: tra questi bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio per Ravà, mentre per altri imputati venivano ipotizzati solo il concorso nella bancarotta senza l’aggravante dell’autoriciclaggio. La decisione, che attende le motivazioni scritte, ribalta la ricostruzione accusatoria su più punti fondamentali.
Le accuse originarie e la ricostruzione della Procura
Secondo l’accusa, la crisi di Autocorsica sarebbe stata preparata attraverso operazioni volte a trasferire i beni migliori in una nuova società, la Centro spa, lasciando alla vecchia società i debiti più onerosi, in particolare quelli tributari. I magistrati avevano sostenuto che questa strategia avrebbe permesso di isolare la parte sana del gruppo e di convincere la casa madre, Volkswagen Group Italia, a proseguire l’accordo per la commercializzazione dei marchi, in particolare Audi. La Procura aveva inoltre ipotizzato che i vantaggi patrimoniali derivanti dalla vicenda fossero stati consolidati dai soggetti coinvolti nel tempo.
Le persone coinvolte
Oltre a Paolo Ravà, erano finite a giudizio altre figure chiave: l’imprenditore Enrico Vinelli, la moglie Katia Delle Monache, il fratello di Ravà, Domenico Ravà, e il commercialista Luca Valdata. Per Vinelli e per Ravà la Procura aveva formulato le accuse più gravi, mentre per gli altri era stato ipotizzato soltanto il ruolo di concorrenti nella procedura fallimentare.
La decisione del gup e le ragioni evidenziate
Il gup Mazziotta, esaminando il materiale probatorio e valutando le deduzioni difensive, ha ritenuto che le contestazioni non reggessero. Pur in attesa delle motivazioni scritte, il giudice ha escluso la sussistenza degli elementi costitutivi del reato di bancarotta fraudolenta e dell’ipotesi di autoriciclaggio per Ravà, oltre a dissipare la tesi della volontà deliberata di sottrarre gli asset migliori alla massa fallimentare.
Valutazioni sul pericolo di reiterazione
Un punto centrale dell’istruttoria era il fissare un concreto pericolo di reiterazione del reato da parte degli indagati, argomentazione che aveva spinto i magistrati a richiedere misure e cautele. Il gup, tuttavia, ha ritenuto che questa prospettazione non trovasse riscontro nei fatti emersi, riformulando così la portata delle contestazioni originarie.
Impatti sul profilo professionale e svolta politica locale
La vicenda ha avuto riverberi anche sul piano professionale e istituzionale. Ravà, nonostante l’avviso di garanzia e le prime contestazioni, aveva deciso di non dimettersi immediatamente dalla carica nell’Ordine dei commercialisti e, alla scadenza naturale del mandato, aveva promosso una lista che ne aveva garantito il rinnovo all’inizio del 2026. Sull’onda dell’inchiesta, la Procura aveva chiesto l’applicazione di una misura di interdizione, situazione che ha poi portato alla sua rinuncia all’incarico in un secondo momento.
Dichiarazioni finali e conclusione giudiziaria
Prima della lettura del dispositivo, il principale imputato ha reso le ultime dichiarazioni spontanee affermando che ogni operazione societaria era documentabile e giustificabile alla luce degli atti contabili. La sentenza del gup ha definitivamente stabilito che, al netto dell’esito societario che ha portato al fallimento, non sono emersi elementi sufficienti per sostenere le accuse penali mosse dalla Procura.
Conseguenze e prospettive
Ora, con l’assoluzione pronunciata dal gup, rimane aperta la fase delle motivazioni che chiariranno i dettagli della valutazione giudiziaria. L’esito segna comunque un punto di svolta per i soggetti coinvolti e invita a una rilettura critica delle ipotesi investigative iniziali, sottolineando come la complessità delle crisi aziendali richieda prove stringenti per fondare accuse di natura penale.