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Dispositivi sequestrati a Genova dopo l’incidente sub alle Maldive

La questura di Genova ha ricevuto e sequestrato dispositivi elettronici riconducibili alle cinque vittime dell'immersione in una grotta alle Maldive, consegnati da un docente presente sull'imbarcazione

Dispositivi sequestrati a Genova dopo l’incidente sub alle Maldive

La vicenda che ha portato alla morte di cinque subacquei italiani alle Maldive ha assunto un nuovo profilo investigativo con il sequestro di materiale elettronico. Il ritrovamento e la successiva consegna di cellulari, computer, chiavette USB e di una memoria esterna alla questura di Genova fanno ora parte delle attività ufficiali degli inquirenti. I dispositivi sono stati riconosciuti come appartenenti alle cinque vittime e la loro acquisizione potrà aiutare a ricostruire gli ultimi momenti prima della tragedia, integrando le analisi tecniche e le testimonianze raccolte finora.

L’origine del materiale è stata dichiarata pubblicamente: a portarlo in questura è stato il professor Stefano Vanin, entomologo forense dell’Università di Genova, che si trovava a bordo della nave Duke of York durante la crociera. La decisione della squadra mobile di Genova di procedere con il sequestro nasce dall’esigenza di preservare prove potenzialmente rilevanti per l’indagine, in un contesto ancora caratterizzato da molte incognite e da approfondimenti tecnici volti a chiarire dinamiche e responsabilità.

Il materiale e la sua importanza per l’inchiesta

Gli apparecchi elettronici acquisiti potrebbero contenere informazioni determinanti: registri di immersione, comunicazioni, foto, video e dati provenienti dai computer d’immersione che tracciano profondità e tempi. L’analisi forense digitale mira a ricostruire la sequenza degli eventi e a verificare eventuali anomalie nelle attrezzature o nelle procedure adottate. Le autorità intendono esaminare questi file insieme ad altre evidenze tecniche, convogliando i risultati verso la procura competente, nella quale sono già state avviate le opportune verifiche per chiarire come si sia consumata la tragedia.

Chi ha consegnato il materiale e perché

Il professor Stefano Vanin ha spontaneamente messo a disposizione quanto trovato a bordo per accelerare gli accertamenti; la scelta di portare dispositivi direttamente in questura riflette la volontà di collaborare con gli inquirenti e di tutelare la catena di custodia delle prove. Vanin, docente e ricercatore, è stato presente sulla Duke of York durante la crociera scientifica organizzata dall’Università di Genova, e il suo ruolo nella consegna ha permesso di evitare ritardi e possibili contaminazioni delle informazioni sensibili.

Ricostruzione dell’incidente: elementi tecnici e lacune

Le informazioni ricavate dai soccorritori e dai professionisti coinvolti indicano che l’immersione si è svolta all’interno di un sistema di cavità sottomarine, un ambiente per il quale è richiesta una preparazione specifica. Secondo fonti, le attrezzature dei sub deceduti erano prevalentemente per attività ricreative e mancavano di alcuni dispositivi considerati fondamentali per il cave diving, come il filo guida noto anche come filo di Arianna e configurazioni a doppia bombola. Questi elementi, se confermati dall’analisi, possono spiegare la maggiore vulnerabilità incontrata durante l’esplorazione.

Brevetti, competenze e limiti tecnici

Dal dossier degli iscritti alle immersioni emerge che soltanto la professoressa Monica Montefalcone risultava titolare di un brevetto cavern del 2018 riconosciuto da federazioni nazionali, una certificazione diversa e meno impegnativa rispetto a quella per la piena esplorazione in grotta. La distinzione tra immersione in caverna e immersione in grotta è cruciale: la prima mantiene l’accesso alla luce esterna, la seconda comporta assenza totale di visibilità naturale e richiede misure di sicurezza aggiuntive. Le differenze di formazione potrebbero essere al centro delle verifiche tecniche in corso.

Recuperi, analisi mediche e prossimi passaggi

Le operazioni di recupero, condotte con il supporto di un team finlandese coordinato da Dan Europe e in collaborazione con le autorità maldiviane, hanno portato al recupero di tutti i corpi dispersi; le operazioni di immersione hanno incluso anche attività di mappatura e documentazione per restituire il sito alle condizioni originali. Sul piano giudiziario, è stata disposta l’autopsia sul corpo già rimpatriato di Benedetti, con incarico al medico legale Luca Tajana su delega della procura. Le famiglie stanno nominando legali per seguire l’evolversi dell’inchiesta e si attende l’esito delle analisi sui dispositivi sequestrati, che potranno chiarire passaggi tecnici e temporali fondamentali per la ricostruzione.

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