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G8 di Genova: la vita di Mario Placanica, l’ex carabiniere che sparò a Carlo Giuliani

Mario Placanica, l'ex carabiniere che sparò a Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, racconta 25 anni dopo come quell'evento ha cambiato per sempre la sua vita

G8 di Genova: la vita di Mario Placanica, l’ex carabiniere che sparò a Carlo Giuliani

Il G8 di Genova del 2001 è un evento che ha lasciato un segno indelebile nella storia italiana. Tra i protagonisti di quei giorni, Mario Placanica l’ex carabiniere che sparò a Carlo Giuliani un manifestante di 23 anni. Oggi, a 25 anni da quei fatti, Placanica torna a parlare della sua vita, segnata da disturbi d’ansia e solitudine.

Placanica, oggi 45enne, vive in una frazione di Catanzaro in Calabria. All’epoca dei fatti, era un carabiniere ausiliario in servizio da meno di un anno. Il 20 luglio 2001, durante gli scontri in piazza Alimonda sparò due colpi di pistola. Uno di questi colpì Giuliani, causando la sua morte. Placanica fu indagato per omicidio, ma poi prosciolto per uso legittimo di armi e legittima difesa.

La vita di Placanica dopo il G8

Placanica non fa più il carabiniere dal 2005, quando fu dichiarato non idoneo per via di disturbi legati all’ansia. Oggi vive con la madre e ha un figlio ventenne e una figlia diciassettenne. In un’intervista al Corriere della Sera Placanica ha raccontato di vivere una quotidianità difficile, segnata da problemi di salute mentale e solitudine.

“Oggi ho il cervello morto, se sto in silenzio non ho un pensiero. Sono stato torturato da troppe persone”, ha dichiarato. Placanica sostiene di essere stato abbandonato da tutti, compresa la moglie e le fidanzate. “Il G8 di Genova mi ha devastato. Ho servito lo Stato, non merito questo inferno”, ha aggiunto.

Il ricordo del 20 luglio 2001

Placanica sostiene di ricordare con precisione quanto accadde durante gli scontri del G8. Racconta di essere rimasto ferito in precedenza da una bomba carta durante un servizio allo stadio di Messina e di essere stato intossicato dai lacrimogeni utilizzati a Genova. Ripercorrendo i momenti che precedettero la morte di Carlo Giuliani, racconta che lui e un altro carabiniere ausiliario, Dario Raffone erano stati colpiti da alcune pietre.

“Ho urlato: ‘Finitela, andatevene’. Ho sparato per allontanarli. Due volte, più in aria possibile. Non ho preso la mira”, ha affermato. Placanica sostiene di non aver puntato l’arma contro Giuliani, ma di aver sparato per allontanare i manifestanti.

I dubbi sulla ricostruzione processuale

Il procedimento giudiziario ha stabilito che uno dei proiettili esplosi da Placanica colpì un oggetto duro, venendo deviato prima di raggiungere Carlo Giuliani. Placanica dice di ritenere credibile quella ricostruzione, ma aggiunge di avere ancora interrogativi irrisolti.

“Ci credo, ma non penso dica tutto. Il processo non ha risposto a troppe domande. I carabinieri, ne sono convinto, mi hanno nascosto molte cose. Non è un caso che il papà di Carlo, Giuliano, abbia sempre cercato nuove prove e nuove testimonianze”, ha dichiarato.

Placanica sostiene che non fu il proiettile sparato da lui a uccidere Giuliani. Nell’intervista parla di “un poliziotto e due carabinieri” vicini a Giuliani, senza fare nomi: secondo Placanica sarebbero stati loro a uccidere Carlo Giuliani colpendolo con un sasso. L’autopsia sul corpo di Giuliani rivelò in effetti una profonda ferita sulla sua fronte.

Oggi, a 25 anni da quei fatti, la vita di Mario Placanica è segnata da problemi di salute mentale e solitudine. Il G8 di Genova ha cambiato per sempre la sua vita, lasciando un segno indelebile nella sua memoria e nella sua quotidianità.

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