La vicenda giudiziaria che coinvolge Ilaria Gavuglio ex presidente e poi direttore generale di Amt è entrata in una nuova fase con il deposito di una memoria difensiva di 94 pagine presso la Procura della Repubblica a Genova. Nel documento, presentato dai legali Raffaele Caruso e Andrea Ganzer l’ex manager ricostruisce le scelte aziendali adottate durante il suo mandato e contesta la lettura che le autorità e la nuova amministrazione comunale avrebbero dato alla crisi finanziaria del 2026.
La memoria rivendica che non ci fu dissesto ma una normale crisi di liquidità tipica del settore del trasporto pubblico locale, aggravata da ritardi nei trasferimenti pubblici e da investimenti che richiesero significativi anticipi di cassa. L’obiettivo del documento è dimostrare la sostenibilità delle scelte strategiche, dai piani di patrimonializzazione ai progetti ambientali che avrebbero dovuto trasformare il modello economico di Amt.
Le contestazioni sulla valutazione delle entrate: multe e fondi Mase
Al centro della difesa c’è la qualificazione dei crediti iscritti in bilancio: la memoria sostiene che i crediti derivanti dalle sanzioni fossero reali e recuperabili, non fittizi. La tesi chiave è riassunta nella frase resa nota nel dossier: “Ecco perché le multe si potevano recuperare davvero”. Secondo la ricostruzione, quei crediti avrebbero assunto valore mediante la cessione a società specializzate e procedure più cogenti rispetto al passato, consentendo di monetizzare partite che in precedenti periodi erano state recuperate solo in misura limitata.
Crediti e tempistiche
La difesa ricorda inoltre l’iscrizione dei crediti legati ai fondi Mase (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica): non si tratterebbe di un artificio contabile, ma di risorse che sarebbero state effettivamente erogate, anche se con ritardo. Nel testo viene sottolineato che l’accesso a quei fondi rappresentava una svolta per finanziare politiche di gratuità e per sostenere il cosiddetto “Modello Genova per un nuovo sistema di mobilità pubblica sostenibile”, sviluppato nel 2026.
La crisi di liquidità, i rapporti con le banche e il cambio di gestione
Nelle pagine depositate alla Procura viene ricostruita la pressione finanziaria che Amt affrontava da anni: un fabbisogno mensile stimato in 13–18 milioni a fronte di disponibilità di cassa spesso contenute, coperto da affidamenti, factoring e ritardi nei pagamenti. La memoria sostiene che, proprio grazie al piano strategico 2026–2034 adottato dall’ex direzione, l’azienda aveva riacquistato credibilità bancaria con il mantenimento delle linee di credito fino all’estate 2026 come indice di continuità e non di dissesto.
Effetto del cambiamento di gestione
La difesa attribuisce parte del peggioramento dei rapporti con gli istituti finanziari a una comunicazione ritenuta allarmistica da parte del nuovo Consiglio di amministrazione insediatosi dopo la cessazione della carica di Gavuglio nel 2026. Secondo il dossier, il nuovo Cda avrebbe scelto di affidarsi a una diversa società di consulenza che, basandosi su analisi senza il coinvolgimento delle prime linee aziendali, avrebbe proposto una lettura della situazione improntata a criteri di liquidazione anziché di continuità, accentuando il quadro di crisi.
La memoria sottolinea che quella svolta comunicativa ha inciso negativamente sul rapporto con le banche e ha innescato un circolo vizioso con ripercussioni sugli appalti e sui servizi erogati. L’ex dirigente afferma che, se il percorso impostato nei precedenti anni fosse proseguito — in particolare le strategie di cessione dei crediti deteriorati e l’utilizzo dei fondi ambientali — la situazione avrebbe potuto evolvere verso una stabilizzazione senza ricorrere a misure radicali come tagli massicci ai servizi.
Il fascicolo è affidato al pm Marcello Maresca e la posizione di Gavuglio è connessa a un’ipotesi di bancarotta che lei e i suoi difensori respingono con fermezza, sostenendo che le decisioni ricadono nella normale discrezionalità gestionale prevista dalla business judgment rule e che l’obiettivo è sempre stato la tutela dell’azienda, dei dipendenti e dei cittadini.
Il dossier difensivo, depositato dopo l’interrogatorio avvenuto a palazzo di giustizia, si pone quindi come tentativo di riqualificare le scelte operate in Amt e di ricondurre la vicenda a problemi strutturali del settore e a una controversa gestione della comunicazione politica e finanziaria dopo il cambio di amministrazione comunale guidata da Silvia Salis a Genova.



