Il 14 agosto 2018, alle 11:36, un boato ha squarciato il cielo di Genova. Il Ponte Morandi simbolo della città, crollava sotto il peso della pioggia e delle gravi carenze strutturali. Quarantatré vite spezzate, famiglie distrutte e una città intera in lutto. Oggi, dopo quasi otto anni, la giustizia ha parlato.
La sentenza emessa il 16 luglio 2026 ha condannato Giovanni Castellucci ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia a dodici anni di carcere. Insieme a lui, altri 56 imputati, tra dirigenti e tecnici di AspiSpea e Mit sono stati condannati per omicidio colposo plurimoomicidio stradalefalso e crollo colposo.
Le responsabilità e le manutenzioni trascurate
Secondo l’accusa, i vertici di Aspi hanno attuato una politica di tagli alle manutenzioni per massimizzare i profitti e ridistribuire dividendi più alti agli azionisti di Atlantia. I controlli venivano fatti in modo superficiale o ritardati fino all’estrema conseguenza. La pila 9 quella crollata, era stata appena sottoposta a un progetto di retrofitting cioè di rinforzo, ma il progetto era stato ritardato. Se fosse stato completato in tempo, il ponte non sarebbe crollato.
Le difese degli imputati, invece, hanno sostenuto che sulla cima della pila nove c’era un difetto costruttivo che nessuno poteva scoprire neanche con indagini approfondite. Tuttavia, la sentenza ha stabilito che la responsabilità principale risiede nella negligenza e nella ricerca spasmodica del profitto.
Le condanne più pesanti
Oltre a Giovanni Castellucci altre condanne significative sono state emesse per gli ex responsabili delle manutenzioni di AspiMichele Donferri Mitelli (15 anni e sei mesi) e Gabriele Camomilla (14 anni). Mauro Malgarini direttore dell’ufficio Manutenzione opere strutturali di Autostrade per l’Italia dal 1994, è stato condannato a 13 anni e 6 mesi. Riccardo Mollo ex direttore generale di Aspi, ha ricevuto una condanna di 12 anni e 8 mesi.
Tra gli imputati principali non di Aspi, Antonino Galatà amministratore delegato di Spea, è stato condannato a 7 anni, mentre Roberto Ferrazza provveditore alle opere pubbliche, ha ricevuto una condanna di 4 anni. Antonio Brencich ingegnere genovese e relatore del progetto di retrofitting, è stato condannato a 8 anni.
Le reazioni delle famiglie delle vittime
Le scuse tardive di Arrigo Giana amministratore delegato di Autostrade, non sono state gradite dai parenti delle vittime. Egle Possetti portavoce del Comitato ricordo vittime, ha dichiarato: “Dovevano essere fatte a suo tempo, ma nessuno le fece. Le scuse non bastano, occorrono sempre i fatti conseguenti.”
Le famiglie delle vittime hanno espresso preoccupazione per la sicurezza delle infrastrutture, avendo purtroppo toccato con mano gli esiti nel caso in cui la stessa sia stata sempre sottovalutata. La sentenza rappresenta un monito chiaro: la manutenzione non è un costo, ma una necessità per garantire la sicurezza di tutti.
Oggi, Genova ricorda le 43 vittime del crollo del Ponte Morandi. Le loro vite spezzate non potranno mai essere sanate, ma la giustizia ha parlato, e con essa, l’eredità di una tragedia che non deve essere dimenticata.



