La fotografia complessiva del tessuto aziendale ligure emerge dai numeri dei bilanci e mette in luce una combinazione di forza patrimoniale e alcune debolezze strutturali. Secondo lo studio “Liguria in bilancio”, realizzato dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova con il supporto della Camera di Commercio di Genova, il valore degli attivi delle società di capitale attive in regione nel 2026 sfiora gli 88 miliardi, mentre il patrimonio netto supera i 38 miliardi, segno di una base economica solida.
La ricerca, presentata a Palazzo Tobia Pallavicino dal presidente Luigi Attanasio e dal segretario generale Maurizio Caviglia, analizza i bilanci 2026-2026 di 14.586 società di capitale. Questo campione corrisponde a oltre il 63% del totale regionale e a circa il 73% delle imprese attive, offrendo così una lettura sistematica e dettagliata del panorama produttivo ligure.
La solidità finanziaria e il rapporto con le banche
Un elemento che ricorre nei dati è la prudenza finanziaria: quasi due terzi delle imprese del campione non mostrano esposizioni verso il sistema bancario, indicando una bassa propensione all’uso della leva finanziaria. Questa scelta riduce la vulnerabilità in fase di crisi ma può limitare la capacità di finanziare investimenti importanti. Il livello complessivo di indebitamento bancario risulta contenuto, confermando una gestione attenta delle passività e una struttura patrimoniale robusta.
Implicazioni per crescita e investimenti
La minore ricorsa al credito bancario può tradursi in minor capacità di sostenere progetti di ampliamento o innovazione. In questo senso il rapporto evidenzia come la prudenza finanziaria, pur essendo una forma di resilienza, rappresenti anche un freno potenziale alla competitività se non affiancata da strumenti alternativi di finanziamento o da politiche che incentivino aggregazioni e dimensionamento.
Investimenti tangibili e ritardo nell’innovazione
Sul fronte degli investimenti il dato più rilevante riguarda le immobilizzazioni tecniche, il cui valore supera i 28 miliardi e mostra un aumento rispetto al 2026. Questo indica una forte presenza di investimenti materiali, come impianti e macchinari, necessari per la produzione. Tuttavia, nella composizione degli investimenti prevalgono ancora gli asset tangibili rispetto a quelli immateriali, segnalando un percorso di trasformazione digitale e di innovazione non completato, in particolare nelle microimprese.
Il ruolo degli asset immateriali
La minor incidenza degli investimenti in asset intangibili (software, brevetti, ricerca) suggerisce che molte aziende non hanno ancora pienamente abbracciato processi di digitalizzazione avanzata. Questo gap può ridurre la capacità di competere su mercati internazionali e di adattarsi a modelli produttivi più flessibili e sostenibili.
Chi sostiene l’economia regionale e l’ecosistema innovativo
Una componente chiave del panorama produttivo ligure è rappresentata dalle imprese con una storia consolidata: le aziende con età compresa tra 10 e 50 anni costituiscono oltre il 56% del campione ma contribuiscono a più dell’82% del reddito operativo e a quasi l’85% degli utili totali. Queste realtà costituicono il vero asse portante dell’economia regionale, fungendo da motore di redditività e stabilità.
Accanto a questo tessuto maturo, la ricerca registra una crescita dell’ecosistema innovativo, con startup e PMI innovative concentrate soprattutto nell’area di Genova. Si tratta di un segmento dinamico ma ancora di dimensioni contenute e con scarsa integrazione con il sistema produttivo tradizionale, limitando così l’effetto moltiplicatore che potrebbe scaturire da una maggiore collaborazione tra imprese consolidate e nuove realtà tecnologiche.
Riflessioni e suggerimenti per il futuro
Il presidente della Camera di Commercio di Genova, Luigi Attanasio, sottolinea che la Liguria dispone di un sistema imprenditoriale solido e resiliente, capace di affrontare fasi difficili. Tuttavia il report evidenzia anche limiti strutturali: la frammentazione e le dimensioni ridotte di molte aziende possono ostacolare la crescita e la competitività su scala più ampia. Per questo motivo, politiche che favoriscano l’aggregazione, l’accesso a strumenti finanziari alternativi e incentivi agli investimenti immateriali risultano cruciali.
Verso un mix di stabilità e crescita
Le evidenze dello studio, curato dai professori Alberto Quagli, Francesco Avallone e Paola Ramassa, dalle professoresse associate Elisa Bonollo, Elisa Roncagliolo e Costanza Di Fabio, dal ricercatore Massimo Albanese e dal dottorando Alessandro Bulgarelli, offrono una base numerica per progettare interventi mirati. L’obiettivo è trasformare la solidità patrimoniale in leva per innovare e crescere, mantenendo al tempo stesso una gestione prudente del rischio.
In sintesi, la Liguria mostra una struttura aziendale con risorse rilevanti e una forte capacità di generare reddito, ma per aumentare la competitività servono passi avanti nella digitalizzazione, un migliore collegamento tra ecosistemi innovativi e aziende tradizionali e strumenti finanziari adeguati a sostenere nuovi investimenti.