Alle 11:49 dell’11/06/2026nel Porto della Spezia è stato avviato un intervento che ha portato al sequestro di un consistente lotto di armi ad aria compressa. I controlli, eseguiti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli della Spezia in collaborazione con la Guardia di Finanzahanno riguardato una spedizione in arrivo dalla Slovenia con destinazione il Cile. La merce era documentata come apparecchiature per il softairma gli approfondimenti tecnici hanno sollevato dubbi sulla reale natura degli oggetti imbarcati.
Caratteristiche del carico e prime risultanze tecniche
Il lotto sequestrato comprendeva 65 fucili da softair con calibri variabili tra 4,5 e 9 millimetri. Gli accertamenti strumentali e documentali hanno evidenziato una potenza di uscita del proiettile compresa fra 50 e 120 joulevalori significativamente superiori al limite di 7,5 joule previsto dalla normativa per gli strumenti ad aria compressa di libera vendita. A fronte di questi dati, le armi sono state riclassificate come armi comuni da sparo ai sensi della normativa vigente, che include anche le armi ad aria compressa dotate di capacità offensiva rilevante.
Valutazione del valore commerciale e dettagli logistici
Il valore commerciale complessivo della spedizione è stato stimato intorno ai 70mila euro. La provenienza ufficiale riportata nei documenti era la Sloveniamentre la destinazione indicata era il Cile. Le attività condotte al porto della Spezia hanno previsto verifiche sia sui documenti doganali sia sui singoli dispositivi, per accertare la corrispondenza tra dichiarazioni e caratteristiche tecniche reali degli articoli.
Violazioni riscontrate e iter giudiziario
Dalle verifiche è emerso che gli esemplari oggetto del sequestro erano privi delle licenze obbligatorie per la circolazione e il commercio, in violazione delle disposizioni contenute nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica sicurezza e delle norme del Codice penale che regolano la fabbricazione, l’introduzione nello Stato e il commercio di armi. Per questo motivo l’intero lotto è stato posto a disposizione dell’autorità giudiziaria competente, che valuterà le responsabilità di natura penale e amministrativa dei soggetti coinvolti.
Le operazioni congiunte tra Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e Guardia di Finanza non si esauriscono con il sequestro: gli investigatori proseguiranno nell’attività di ricostruzione della filiera commerciale che ha portato alla spedizione, per individuare eventuali ulteriori violazioni delle norme in materia di sicurezza pubblica e commercio di armi. L’azione coordinata punta a chiarire i ruoli dei mittenti, dei vettori e dei destinatari indicati nella documentazione doganale.
Il caso, avvenuto nella provincia di Spezia e seguito dalle autorità locali, sottolinea l’importanza dei controlli doganali nel contrasto alle immissioni sul mercato di prodotti pericolosi mascherati da merci di libera vendita. Il sequestro dei 65 fucili e l’accertamento delle potenze tra 50 e 120 joule hanno determinato la qualificazione giuridica degli apparecchi e l’attivazione delle procedure investigative previste per strumenti che superano la soglia di libera commercializzazione.



